{"id":2021,"date":"2017-10-22T22:50:29","date_gmt":"2017-10-22T22:50:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=2021"},"modified":"2024-01-16T18:29:17","modified_gmt":"2024-01-16T18:29:17","slug":"catalogna-europa-e-democrazia-proviamo-a-ragionare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2017\/10\/22\/catalogna-europa-e-democrazia-proviamo-a-ragionare\/","title":{"rendered":"Catalogna, Europa e democrazia. Proviamo a ragionare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/indipendenza-catalogna.jpg\" title=\"Spagna e Catalogna\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/indipendenza-catalogna.jpg\" alt=\"Spagna e Catalogna\" width=\"250\" class=\"floatright\" \/><\/a>La vicenda della Catalogna, che da giorni riempie i nostri notiziari, sembra aver ottenuto come principale risultato comunicativo quello di creare due schieramenti ben definiti. Il primo, occupato principalmente da &#8220;gentisti&#8221; e &#8220;populisti&#8221;, che sostiene che il popolo ha sempre ragione e se il popolo catalano ha votato, la decisione va resa immediatamente esecutiva, pena la fine della democrazia. L&#8217;altro, occupato principalmente da persone che si collocano genericamente in area progressista, secondo il quale ci\u00f2 che viola la Costituzione non pu\u00f2 essere nemmeno preso in considerazione e va combattuto se non represso. Come spesso succede, i temi molto &#8220;divisivi&#8221; tendono a polarizzare chi li sostiene e cos\u00ec, non solo in Spagna, ma anche in Italia, sento contrapposizioni molto nette. Cos\u00ec come dopo un rigore contestato che decide un big match del Campionato di calcio, tutti si concentrano nello stabilire se era rigore o meno e pochi riescono a sottrarsi alla contrapposizione tra i due fronti di tifosi, limitandosi a lamentarsi della vaghezza con cui il regolamento disciplina la casistica; allo stesso modo qui tutti si adoperano per sostenere le tesi degli unionisti o dei separatisti e pochi provano a riflettere sul problema da cui \u00e8 nato questo dissidio. Provo a posizionarmi tra quei pochi ed a chiedermi perch\u00e9 mai almeno il 36% degli elettori catalani vorrebbe separarsi dalla Spagna, perch\u00e9 gli spagnoli non vogliono lasciarglielo fare e perch\u00e9 tutto questo, secondo alcuni, \u00e8 un problema di democrazia.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/benedict-anderson.jpg\" title=\"Benedict Anderson\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/benedict-anderson.jpg\" class=\"floatleft\" width=\"250\" alt=\"benedict-anderson.jpg\" \/><\/a>Vediamo intanto perch\u00e9 i catalani vorrebbero separarsi proprio adesso. In fondo sono circa quarant&#8217;anni che la Spagna \u00e8 una democrazia e, se sotto la dittatura, di separarsi non si poteva parlare magari avrebbero potuto pensarci dopo. Ed invece \u00e8 successo proprio in questo periodo storico, nel quale, guardacaso, altre regioni (Scozia, Corsica, Vallonia, Veneto) si stanno muovendo nella stessa direzione, pur con diversi approcci. Tra l&#8217;altro molte fonti descrivono questo movimentismo indipendentista come retrogrado e anacronistico, ma \u00e8 curioso che questo anacronismo si verifichi in una regione, la Catalogna, che \u00e8 considerata da molti (me compreso) una terra straordinariamente progressista e cosmopolita. A mio avviso per provare a capire perch\u00e9 tutto ci\u00f2 sta accadendo proprio ora \u00e8 bene riportare alla mente cosa\u00c2\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Benedict_Anderson\">Benedict Anderson<\/a>\u00c2\u00a0diceva delle &#8220;nazioni&#8221;. Ad una\u00c2\u00a0comunit\u00e0\u00a0 reale, quella che si basa sulla reale interazione tra le persone che porta ad una &#8220;familiarit\u00e0\u00a0&#8221; con gli altri componenti della comunit\u00e0\u00a0 stessa o quantomeno con l&#8217;ambiente in cui si muovono, egli contrapponeva la &#8220;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Comunit%C3%A0_immaginate\">comunit\u00e0\u00a0 immaginata<\/a>&#8220;, ovvero quella delle nazioni, frutto, secondo Anderson, di un processo artificiale di creazione di miti, di simboli comuni, di un comune sentire, spesso sostenuto anche da una lingua (in molti casi, anch&#8217;essa costruita artificialmente attraverso l&#8217;omogeneizzazione di vari dialetti). Questo processo chiaramente visibile nella storia dell&#8217;ottocento e novecento, \u00e8 stato in genere guidato dall&#8217;alto, ma ha ricevuto un diffuso consenso e supporto dai cittadini, giustificato, da una parte ai vantaggi economici prodotti dai meccanismi cooperativi che si sviluppano all&#8217;interno di una nazione, dall&#8217;altra alla percezione di una comunit\u00e0\u00a0 concreta (e non solo immaginata) pi\u00f9 estesa di quella del proprio quotidiano, costruita nelle relazioni professionali, nei viaggi (per lavoro o per svago) o prodotta dall&#8217;immigrazione interna che ci portava in contatto con persone che venivano da altre aree della stessa nazione. Abbiamo cominciato a sentirci italiani non solo da quando abbiamo avuto una bandiera, un inno, dei simboli, ma anche e soprattutto da quando abbiamo cominciato a spostarci lungo lo stivale per esigenze di lavoro o per le vacanze, e magari quando queste esigenze di lavoro hanno portato alcuni a spostarsi definitivamente in altre regioni dove gli abitanti del luogo iniziavano ad entrare in confidenza con tali persone, sentendoli infine come parte della propria comunit\u00e0\u00a0.<br \/>\nCosa \u00e8 cambiato da allora? La comunit\u00e0\u00a0 sopradefinita come &#8220;reale&#8221; non \u00e8 cambiata pi\u00f9 di tanto, forse ci muoviamo un po&#8217; di pi\u00f9 sul territorio, ma la stragrande maggioranza delle persone trascorre la gran parte della sua vita all&#8217;interno dei confini della propria regione. La comunit\u00e0\u00a0 &#8220;immaginata&#8221; invece ha subito forti modificazioni. Resistono certo gli inni, le bandiere, i simboli, le &#8220;nazionali&#8221; sportive, ma nel nostro quotidiano la situazione \u00e8 molto cambiata. Molti di noi viaggiano per lavoro all&#8217;estero, parlano altre lingue, vanno in vacanza in altri paesi, incontrano nel proprio quotidiano persone che non sono nate in Italia, notando spesso pi\u00f9 analogie che differenze con lo stile di vita di altri paesi. E allora la comunit\u00e0\u00a0 &#8220;immaginata&#8221; di Anderson tende ad indebolirsi, perch\u00e9 in una sua componente rilevante tende ad allargare i propri confini, sentendo meno esclusivo il legame con i propri connazionali. Questo accade in modo ancora pi\u00f9 marcato laddove, come in molte realt\u00e0\u00a0 europee, tra cui la Catalogna, questo legame non sia cementato, e reso appunto esclusivo, nemmeno da una lingua comune. All&#8217;allargamento di questa percezione di comunit\u00e0\u00a0 fa da contraltare per\u00f2 la resistenza dei simboli sopracitati, della barriera linguistica, di quei tratti emotivi di cui la retorica patriottico-nazionalistica ci ha colmato lasciando qualche residuo anche in coloro i quali siano apparentemente pi\u00f9 refrattari e non dimentichiamoci delle elite politiche non muoiono dalla voglia di veder spostare potere altrove. Non \u00e8 strano anzi \u00e8 ovvio che in questo contesto si creino aspirazioni ad altre modalit\u00e0\u00a0 di organizzazione dei rapporti gerarchici tra poteri esecutivi locali, nazionali e sovranazionali e che queste aspirazioni entrino in conflitto con la cultura patriottico-nazionalista.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/catalogna-europa.jpg\" title=\"Catalogna europa\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/catalogna-europa.jpg\" class=\"floatright\" width=\"250\" alt=\"Catalogna europa\" \/><\/a>Certo, fuori dai confini nazionali si rischia, e i catalani lo sanno, perch\u00e9 una serie di meccanismi cooperativi, di tipo economico, politico, diplomatico, militare, vengono meno, per\u00f2 il progressivo, seppure lento, spostamento di simili meccanismi a livello sovranazionale danno la percezione che il salto nel buio potrebbe non essere cos\u00ec pericoloso. E&#8217; vero che ad oggi l&#8217;Unione Europea considera accidentato il cammino verso l&#8217;adesione di un nuovo stato indipendente, ma questo non \u00e8 importante nella testa di molte persone. E&#8217; importante che ci sia un approdo anche se difficile. I catalani probabilmente pensano: &#8220;Alla fine l&#8217;Unione Europea ha accolto anche paesi molto eterogenei da quelli che costituivano il nucleo originario, figuriamoci se non accoglier\u00e0\u00a0 anche la Catalogna indipendente&#8221;.<br \/>\nTutto questo, pi\u00f9 che ogni altra considerazione tendente a collocare queste discussioni su categorie preesistenti, \u00e8 quello che spiega gli eventi della Catalogna e spiega anche perch\u00e9 non \u00e8 affatto solo il parto di alcuni pazzi nazionalisti e, anche se lo fosse, porrebbe comunque un problema perfettamente reale e razionale, ovvero se i confini tra gli stati nazionali stabiliti dalle guerre dell&#8217;Ottocento e Novecento, sono quelli che meglio consentono di governare l&#8217;Europa e, se una revisione fosse consigliabile, quale meccanismo democratico potr\u00e0\u00a0 governarla. Nelle parole sentite pronunciare da chi si oppone all&#8217;indipendenza si sente tanta retorica nazionalistica: la Spagna, 500 anni di storia, la bandiera, eccetera, ma davvero poche motivazioni reali per le quali l&#8217;indipendenza non sia una buona idea. Questo, si badi, non significa che sia per forza una buona idea, ma solo che gli strumenti con i quali i suoi oppositori la attaccano sono di solito strumenti della retorica patriottico-nazionalistica e quasi mai analisi razionali. E quelli che pensano non sia una buona idea dovrebbero essere invece i primi a sgombrare il campo dai nazionalismi che non fanno altro che contrapporsi a contronazionalismi senza affrontare razionalmente la questione. Non a caso\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2017\/10\/20\/indipendentismo-catalogna\/\">molti osservatori credono<\/a>\u00c2\u00a0che Rajoy, con la sua politica miope, sia stato il maggior fattore di proliferazione dell&#8217;indipendentismo. L&#8217;evidenza di questo problema si manifesta nel circolo vizioso che caratterizza la discussione politica sul tema. Il dibattito ruota sempre, senza affrontarlo, attorno al tema vero, cio\u00e8 se abbia ancora senso il dogma dell&#8217;indissolubilit\u00e0\u00a0 dello Stato, dogma stabilito dalla maggioranza delle Costituzioni, compresa quella spagnola. La difficolt\u00e0\u00a0 con la quale molti affrontano apertamente il tema \u00e8 significativa dell&#8217;imbarazzo con il quale si vive la contrapposizione tra una razionale valutazione di quale sia la pi\u00f9 efficiente distribuzione dei vari livelli di governo e l&#8217;irrazionalit\u00e0\u00a0 della retorica patriottico-nazionalistica. Non so quando si arriver\u00e0\u00a0 ad un domani nel quale ci saremo sbarazzati di buon parte del nostro retaggio patriottico-nazionalista e affronteremo la riorganizzazione democratica dei confini di uno stato con lo stesso spirito con cui ridefiniamo i confini di una regione, ma \u00e8 evidente che non possiamo che arrivare l\u00ec e dobbiamo fare ogni sforzo per arrivarci senza essere passati attraverso conflitti armati di ogni genere che invece il nazionalismo \u00e8 pronto a destare, come i manganelli ai seggi elettorali ci ricordano minacciosamente.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/democracia.jpg\" title=\"Democracia\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/democracia.jpg\" alt=\"democracia.jpg\" class=\"floatleft\" width=\"250\" \/><\/a>Nel momento in cui arriviamo al punto in cui si parla di processo di riorganizzazione democratica dei confini di uno stato, si tocca l&#8217;altro problema, l&#8217;altro nervo scoperto che la vicenda catalana tocca: il nostro rapporto con la democrazia e la sovranit\u00e0\u00a0 popolare che ne \u00e8 la base. Questo perch\u00e9 il fatto stesso che a molti non sembri strano che ci siano cose che non si possono fare, bench\u00e9 nulla abbiano in contrario con i principi basilari della nostra societ\u00e0\u00a0, nemmeno se un&#8217;ampia maggioranza di cittadini lo desidera, vuol dire che abbiamo un problema con il concetto di democrazia. Forse il diffondersi dei movimenti populisti ci ha confuso le idee, forse ci hanno spaventato al punto da rifuggire come sommo pericolo il concetto di sovranit\u00e0\u00a0 popolare ma non possiamo dimenticarci che la Costituzione, come tutto l&#8217;impianto istituzionale che disegna, serve a incanalare nel modo pi\u00f9 efficace la sovranit\u00e0\u00a0 popolare, non a scongiurarla o negarla. Se quindi la maggioranza dei cittadini di un&#8217;entit\u00e0\u00a0 geopolitica chiede qualcosa e quel qualcosa non cozza con i valori fondamentali della nostra societ\u00e0\u00a0, \u00e8 dovere di chi governa le istituzioni di uno Stato di prestare attenzione e ascolto a questa istanza, per quanto bizzarra e autolesionista possa essere soggettivamente considerata. E se la nostra Carta Costituzionale non lo consente non vuol dire che non si pu\u00f2 fare ma che forse la Carta Costituzionale \u00e8 perfettibile e che \u00e8 il momento di perfezionarla. E&#8217; vero che il\u00c2\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_contratto_sociale\">contratto sociale<\/a>\u00c2\u00a0di cui Rousseau parlava non pu\u00f2 essere rescisso dal cittadino, ma almeno vi deve essere un margine di negoziazione e pi\u00f9 vincoli poniamo alla negoziazione e meno il cittadino sentir\u00e0\u00a0 quel patto come equo. La grande forza della democrazia, come sistema di governo, risiede proprio nella percezione del cittadino di essere parte di esso e questo dipende dall&#8217;equit\u00e0\u00a0 percepita nel bilanciamento tra diritti e doveri, tra costi e benefici dell&#8217;appartenere alla societ\u00e0\u00a0 civile. Una delle ragioni del diffondersi del populismo \u00e8, a mio avviso, proprio la difficolt\u00e0\u00a0 di continuare a percepire noi stessi come parte influente della societ\u00e0\u00a0 in una societ\u00e0\u00a0 frammentata come quella odierna, in cui il singolo non ha pi\u00f9 la percezione di avere un peso. Se la reazione al populismo sar\u00e0\u00a0 posizionarci sull&#8217;estremo opposto, ovvero un giuspositivismo che contrappone un corpus legislativo immacolato ad un popolo, ignorante e pericoloso, non faremo che peggiorare le cose, un po&#8217; come ha fatto Rajoy che, negando ogni concessione, ha reso maggioranza quegli indipendentisti che pochi anni fa\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2017\/09\/22\/referendum-indipendenza-catalogna-3\/\">rappresentavano solo una minoranza dell&#8217;elettorato<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/seggi-elettorali.jpg\" title=\"Seggi elettorali\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/seggi-elettorali.jpg\" alt=\"seggi-elettorali.jpg\" width=\"250\" class=\"floatright\" \/><\/a>Mi preoccupano infine quelli che giustificano il ricorso alla violenza, da parte della Guardia Civil, in nome del rispetto della legge. La democrazia esiste, in primo luogo, proprio per evitare che in una societ\u00e0\u00a0 civile le controversie si risolvano con il ricorso alla violenza. Per questo la violenza, in democrazia, va usata dalle istituzioni titolate a farlo solo ed esclusivamente quando ogni altra risorsa \u00e8 stata esperita senza successo e il non farlo sarebbe pregiudizievole per l&#8217;incolumit\u00e0\u00a0 o i diritti di altri cittadini. In tutti gli altri casi la violenza non va e non pu\u00f2 essere giustificata, perch\u00e9 \u00e8 un primo passo verso l&#8217;uscita dal consesso democratico, e questo per motivi ben pi\u00f9 profondi della semplice figuraccia che quei infelici hanno regalato al paese che sostengono di amare. Questo, \u00e8 bene sottolinearlo,\u00c2\u00a0vale per tutte le circostanze, indipendentemente dalla soggettiva posizione che abbiamo sul tema oggetto di scontro perch\u00e9 una caratteristica dello Stato di Diritto \u00e8 che i principi valgono per tutti e per tutte le circostanze, indipendentemente dalle nostre soggettive preferenze e simpatie.<br \/>\nIn definitiva, in un&#8217;epoca in cui l&#8217;emotivit\u00e0\u00a0 sta restituendo forza all&#8217;autoritarismo e ad una visione accentratrice del potere politico, \u00e8 importante su questo come su altri problemi, non smettere di ragionare, di prendere distanza dalle nostre emozioni e di riappropriarci dei valori fondamentali della democrazia. La constatazione che la vicenda catalana ci suggerisce di quanto sia semplice, anche in democrazia, finire allo scontro se perdiamo i fondamenti del sistema in cui viviamo, deve essere un occasione per la riflessione e non per l&#8217;ennesima contrapposizione da stadio. Se non lo facciamo, come con tutti i problemi non affrontati tempestivamente, ci ritroveremo a gestirlo tardi e male e forse, purtroppo, con molti danni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda della Catalogna, che da giorni riempie i nostri notiziari, sembra aver ottenuto come principale risultato comunicativo quello di creare due schieramenti ben definiti. 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