{"id":2011,"date":"2017-06-16T00:09:30","date_gmt":"2017-06-16T00:09:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=2011"},"modified":"2024-01-16T18:25:52","modified_gmt":"2024-01-16T18:25:52","slug":"perche-unaltra-maledetta-finale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2017\/06\/16\/perche-unaltra-maledetta-finale\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 un&#8217;altra maledetta finale?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/achille-e-ettore.jpg\" title=\"Achille e Ettore\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/achille-e-ettore.jpg\" width=\"230\" class=\"floatright\" alt=\"achille-e-ettore.jpg\" \/><\/a>La letteratura italiana e non solo, sia di alto che basso profilo, ha in Omero una sorta di capostipite e il nostro immaginario collettivo riguardante gli eroi attinge molto alla vicenda del Pel\u00ecde Achille. Quando pensiamo ad un eroe il nostro modello di riferimento si ispira infatti spesso, inconsciamente, ad una delle pi\u00f9 celebri vicende dell&#8217;Iliade, ovvero quando Achille, che si era ritirato dalla battaglia dopo un litigio con Agamennone, avendo appreso della morte del suo amico Patroclo, si getta a capofitto contro i nemici, facendone strage. E&#8217; forse questo retaggio culturale che fa s\u00ec che gli eroi moderni, i calciatori, ce li immaginiamo un po&#8217; cos\u00ec, magari pronti a ritirarsi dalla battaglia per un litigio, ma pronti a ridiscendere in campo, animati da sacro furore, ed a stravincere la battaglia, non appena ritrovino le motivazioni per farlo. Detto diversamente, tendiamo ad attribuire un peso molto alto alla variabile psicologica nei risultati sportivi. In realt\u00e0\u00a0 il mito in questo risulta, a mio modo di vedere, piuttosto fallace e la mia impressione \u00e8 che invece i nostri eroi calcistici assomiglino pi\u00f9, per restare al repertorio mitologico dell&#8217;antica Grecia, a Filippide, l&#8217;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Emerodromo\">emerodromo<\/a>\u00c2\u00a0che, secondo la leggenda, sarebbe corso da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria contro i persiani. Corrono finch\u00e9 hanno fiato e, quando non ne hanno pi\u00f9, stramazzano a terra.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/copertina-allegri-finale-840x401.jpg\" title=\"Allegri a Cardiff\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/copertina-allegri-finale-840x401.jpg\" width=\"250\" class=\"floatleft\" alt=\"copertina-allegri-finale-840x401.jpg\" \/><\/a>Credo che questo meccanismo giustifichi il fatto che le parole pi\u00f9 ricorrenti, per commentare la sconfitta della Juventus nella finale di Champions League di Cardiff, siano state &#8220;approccio&#8221;, &#8220;mentalit\u00e0\u00a0&#8221; o &#8220;crollo psicologico&#8221;. Ci immaginiamo Dybala ossessionato da chiss\u00e0\u00a0 quale crisi interiore, senza la quale avrebbe gonfiato la porta una dozzina di volte. Ci immaginiamo Pjanic che non dorme di notte pensando: &#8220;Sar\u00f2 all&#8217;altezza della finale?&#8221;. O ci immaginiamo Bonucci che prepara incautamente gi\u00e0\u00a0 il posto per la coppa sul mobile del suo salone, convinto di avere la vittoria in tasca. E invece ho l&#8217;impressione che tutti e tre abbiano avuto semplicemente un problema comune: una insostenibile stanchezza, sopraggiunta dopo aver, nella prima mezzora, speso tutte le loro poche residue energie, rimanenza di una stagione lunga, faticosa anche se vincente. Questo pu\u00f2 spiegare tra l&#8217;altro il motivo, altrimenti oscuro, per cui la Juventus, dopo un inizio pi\u00f9 che incoraggiante, inizia a crollare proprio dopo aver raggiunto un immediato pareggio e quindi quando era nella condizione psicologica ideale.<br \/>\nMa proviamo ad addentrarci un po&#8217; di pi\u00f9 nella storia delle competizioni europee per capire meglio come una squadra possa arrivare senza energie all&#8217;appuntamento pi\u00f9 importante della stagione per una squadra di club. Sommando la vecchia Coppa dei Campioni e la moderna Champions League, da quando il 13 giugno 1956 al Parco dei Principi il Real Madrid di Alfredo Di Stefano e Miguel Mu\u00e0\u00b1oz conquist\u00f2 la prima edizione del trofeo, se ne sono assegnati 62 esemplari. Solo in trenta occasioni (quindi meno della met\u00e0\u00a0) la squadra vincente si \u00e8 anche aggiudicata il proprio Campionato nazionale. La percentuale si abbassa ulteriormente se si restringe l&#8217;osservazione alle squadre appartenenti ai tre Campionati che hanno espresso maggiori vincitrici (e che sono anche probabilmente i pi\u00f9 competitivi) ovvero Italia, Spagna e Inghilterra. Qui il cosiddetto &#8220;double&#8221; (Coppa e Campionato) \u00e8 riuscito solo in 18 occasioni su 41. E&#8217; un dato, a pensarci, sorprendente, perch\u00e9 ci si aspetterebbe, al contrario, che il doppio successo sia quasi una regola; parrebbe infatti strano che la squadra pi\u00f9 forte d&#8217;Europa non riesca a dimostrarsi anche la pi\u00f9 forte del suo paese. E invece pensate che il Real Madrid, che ha vinto ben 12 volte la competizione, solo 4 volte ha accoppiato il successo europeo con quello nel massimo campionato spagnolo, mentre sulle tre finali perse due hanno visto la consolazione del successo in Campionato. Altrettanto significativo il curriculum del Milan, che ha conquistato ben 7 volte la Coppa dei Campioni, riuscendo per\u00f2 solo in un&#8217;occasione, nel 1994, ad accoppiarla allo Scudetto. La Juventus \u00e8 poi un caso ancora pi\u00f9 interessante. Delle nove finali disputate gli unici due successi sono maturati in stagioni nella quali, non solo la Juventus non aveva vinto il Campionato, ma aveva addirittura perso le speranze di competere con largo anticipo. Delle 7 finali perse invece ben sei si sono invece verificate in anni in cui la Juventus aveva vinto il Campionato e il settimo caso, quello della finale di Atene nel 1983, comunque in una stagione nella quale la Juventus aveva conteso fino all&#8217;ultimo lo Scudetto alla Roma e in cui si sarebbe consolata, pochi giorno dopo la finale di Coppa Campioni, vincendo la Coppa Italia. In definitiva, da che esistono le competizioni europee, competere con gli stessi risultati su tutti i fronti \u00e8 estremamente faticoso e non \u00e8 affatto strano che, giocando su tre fronti, si arrivi all&#8217;episodio finale, nonostante sia il pi\u00f9 importante, in condizioni fisiche ben lontane da quelle ideali.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/real-madrid.jpg\" title=\"Real Madrid\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/real-madrid.jpg\" alt=\"real-madrid.jpg\" class=\"rightfloat\" width=\"250\" \/><\/a>Ci si chieder\u00e0\u00a0 per\u00f2, perch\u00e9 il Real non era altrettanto stanco. Sicuramente c&#8217;\u00e8 un problema di ampiezza dell&#8217;organico. Se tra l&#8217;undici titolare bianconero e quello madridista non c&#8217;\u00e8 un grosso gap, non c&#8217;\u00e8 dubbio che c&#8217;\u00e8, ed enorme, tra i rispettivi rincalzi. Fa impressione pensare che sulla panchina del Real, a Cardiff, stessero seduti due talenti strapagati come Gareth Bale e James Rodriguez. Per di pi\u00f9 la scelta di Allegri del tridente e il successivo grave infortunio di Pjaca (l&#8217;unico attaccante di riserva rimasto ad Allegri) ha messo i tre attaccanti bianconeri, Higuain, Dybala e Manduzkic, nella condizione di dover giocare quasi sempre negli ultimi tre mesi. Nella stagione appena conclusa Higuain ha disputato, alla fine, 55 partite, Manzdukic 50 e Dybala 48. Per avere un riferimento con i giocatori pi\u00f9 talentuosi del Real, Ronaldo ne ha giocate 46, Modric 41 e Isco 42. E&#8217; una differenza che pesa, al termine di una stagione cos\u00ec lunga e pu\u00f2 essere determinante, specie considerando che il Real ha obiettivamente un livello tecnico superiore e la Juventus avrebbe dovuto sovrastare gli avversari fisicamente per colmare il gap.<br \/>\nInsomma, \u00e8 forse pi\u00f9 ragionevole lasciare da parte aspetti psicologici o, ancor pi\u00f9, metafisici e rendersi conto che ci sono ancora consistenti differenze tra il Real e la Juventus, che forse, come successo due anni fa con il Real stesso e con il Barcelona quest&#8217;anno, in una partita allo Stadium, schiacciata tra vari impegni di Campionato e Nazionale, possono anche essere ribaltate; ma che in una finale, preparata con calma e massima concentrazione difficilmente non emergono. Ho l&#8217;impressione che, se la Juventus non riuscir\u00e0\u00a0 a colmare il gap tecnico che ancora la divide dal Real, dovr\u00e0\u00a0 rassegnarsi a correre qualche rischio in pi\u00f9 in Campionato, magari rinunciando ad arrivare al settimo scudetto consecutivo, ma concentrarsi sulla competizione che i suoi sostenitori sognano di poter un giorno riconquistare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La letteratura italiana e non solo, sia di alto che basso profilo, ha in Omero una sorta di capostipite e il nostro immaginario collettivo riguardante gli eroi attinge molto alla vicenda del Pel\u00ecde Achille. 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