{"id":1956,"date":"2016-07-11T23:26:29","date_gmt":"2016-07-11T23:26:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1956"},"modified":"2024-01-16T18:31:57","modified_gmt":"2024-01-16T18:31:57","slug":"la-democrazia-puo-commettere-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2016\/07\/11\/la-democrazia-puo-commettere-errori\/","title":{"rendered":"La democrazia pu\u00f2 commettere errori?"},"content":{"rendered":"<p>Sintetizzo con questo titolo le domande che sembrano aleggiare nel dibattito che si \u00e8 sviluppato dopo la Brexit. Ammesso che davvero l&#8217;elettorato britannico abbia commesso un errore, come molti (me compreso) pensano, \u00e8 proprio vero che questo deve portarci a fare delle considerazioni su quanto sia opportuno mettere il destino del proprio paese nelle mani di un referendum? E se la conclusione delle considerazioni fosse che non \u00e8 opportuno, questo avrebbe qualcosa di contraddittorio rispetto al modello democratico in cui la stragrande maggioranza di noi (sempre me compreso) si riconosce? Come sempre, conviene ragionare non per luoghi comuni n\u00e9 per formule, ma riconoscendo quello che davvero \u00e8 la democrazia.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/democracy.jpg\" title=\"Democracy\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/democracy.jpg\" alt=\"democracy.jpg\" class=\"floatright\" width=\"300\" \/><\/a>La democrazia, in termini molto generali, \u00e8 un modello organizzativo basato sulla risoluzione delle controversie, che in tutte le organizzazioni emergono, attraverso il valore della maggioranza e l&#8217;aggregazione della maggioranza attraverso il dibattito e il confronto. Questo vale non solo per uno Stato ma anche per organizzazioni molto pi\u00f9 piccole e semplici quali una associazione di volontariato o un semplice gruppo di amici. Illustri\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/perussia.it\/lewin-leadership-efficace\/\">studi di sociologia delle organizzazioni<\/a>\u00c2\u00a0ci spiegano che l&#8217;organizzazione su base democratica ha come difetto la lentezza nel prendere le decisioni (ed \u00e8 il motivo per cui in ambito militare, cos\u00ec come negli sport di squadra, l&#8217;organizzazione di tipo democratico non riscuote molto successo), ma ha come pregio la rapida circolazione delle idee che determina capacit\u00e0\u00a0 innovativa. Essendo in grado di raccogliere il parere di tutti e non cristallizzandosi facilmente su una struttura precostituita, l&#8217;organizzazione democratica riesce a rinnovarsi pi\u00f9 facilmente, sia in termini di persone, che di organizzazione, che di pensiero. Nella storia dell&#8217;umanit\u00e0\u00a0 ci sono molti esempi di sistemi politici che si sono date organizzazioni di carattere democratico (<a href=\"http:\/\/www.sintesidialettica.it\/leggi_articolo.php?AUTH=19&amp;ID=396\">non solo in Europa<\/a>\u00c2\u00a0come invece molti credono), ma solo a partire dalla rivoluzione industriale il modello democratico \u00e8 diventato progressivamente prevalente. Perch\u00e9 \u00e8 successo? Le motivazioni sono molteplici. Molti di noi sono convinti ad esempio che la democrazia sia qualcosa di connaturato alla civilt\u00e0\u00a0 europea (da considerarsi ovviamente estesa all&#8217;America per evidenti ragioni storiche), magari all&#8217;influenza del messaggio cristiano che si focalizza sull&#8217;amore per il proprio prossimo che si declina, a sua volta, in una maggior predisposizione a vedere il proprio destino unito a quello degli altri. Nella realt\u00e0\u00a0 la storia recente dell&#8217;Asia e lo sviluppo della democrazia in realt\u00e0\u00a0 come quella dell&#8217;estremo oriente sembrerebbero dimostrare che la democrazia sembra andare molto d&#8217;accordo con lo sviluppo economico e industriale e dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;una c&#8217;\u00e8 l&#8217;altra. La Cina rimane oggi la grande eccezione, anche se non \u00e8 l&#8217;unico regime autoritario che ha avuto un grande sviluppo economico (pensiamo alla Germania nazista), ma certamente i casi contrari sono molti di pi\u00f9. In definitiva sembra proprio che la democrazia sia\u00c2\u00a0soprattutto\u00c2\u00a0il sistema politico che meglio si sposa con lo sviluppo economico e la conseguente crescita del livello di benessere materiale medio dei cittadini. Ovviamente in Occidente abbiamo rivestito il successo della democrazia di contenuti ideali, anche perch\u00e9 la nostra cultura cristiana ed il suo comunitarismo ne hanno fatto un modello portatore anche di un valore morale, ma se continua a prosperare \u00e8 anche, e forse soprattutto, perch\u00e9 funziona.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/trump-democracy.jpg\" title=\"La democrazia di Trump\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/trump-democracy.jpg\" width=\"320\" class=\"floatleft\" alt=\"trump-democracy.jpg\" \/><\/a>Ma come funziona pi\u00f9 precisamente? Il fatto che oggi in quasi tutti i paesi del mondo si svolgano in effetti delle elezioni, ma non tutti i paesi del mondo si possano dire democratici (almeno secondo studi quali quelli del\u00c2\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Democracy_index\">Democracy Index<\/a>), ci suggerisce la possibilit\u00e0\u00a0 che non basti che le decisioni discendano da un voto dei cittadini, per rendere un paese democratico. Questo perch\u00e9 la forza della democrazia \u00e8 proprio il fatto di sfidare continuamente chi sta al comando, obbligandolo a dedicare i propri sforzi al bene comune e non al proprio tornaconto o al consolidamento del proprio potere, come invece avviene nelle dittature. Un paese nel quale ci\u00f2 sia scoraggiato o impedito non pu\u00f2 dirsi democratico, ma la mancanza di pressione sul potere pu\u00f2 anche essere legata non ad una impossibilit\u00e0\u00a0 materiale di attuarla ma ad un&#8217;assenza di informazioni sulla base del quale farlo. Di qui la necessit\u00e0\u00a0 che alla libert\u00e0\u00a0 di espressione si accoppi una libert\u00e0\u00a0 di stampa che consenta alle persone di avere accesso all&#8217;informazione sulla realt\u00e0\u00a0 che le circonda: da questa poi discendono tutte le altre libert\u00e0\u00a0 e i diritti sanciti in varie sedi dalle democrazie moderne. In definitiva la forza della democrazia dipende proprio dalle libert\u00e0\u00a0 fondamentali, senza le quali la democrazia ed i suoi processi di controllo di chi ci governa non possono funzionare.<br \/>\nAdesso che abbiamo capito, forse, perch\u00e9 la democrazia ha tanto successo e perch\u00e9 abbiamo ragione di affezionarvici, giova ritornare alla domanda iniziale: &#8220;<em>La democrazia pu\u00f2 commettere errori?<\/em>&#8220;, ovvero la maggioranza degli elettori pu\u00f2 prendersi un abbaglio? Sappiamo che ognuno di noi, anche le persone pi\u00f9 ragionevoli e informate, possono commettere errori e quindi non si vede come una maggioranza di persone possa non commetterne collettivamente. In particolare gli individui\u00c2\u00a0tendono a commettere pi\u00f9 facilmente errori\u00c2\u00a0quando sono poco o male informati sulle possibile alternative tra cui scegliere e questo vale sicuramente per molti temi della politica, non solo per l&#8217;uscita dall&#8217;Unione Europea. Come sopra menzionato la libert\u00e0\u00a0 di informazione tutela la democrazia, perch\u00e9 permette alle persone di informarsi e sfidare quindi il potere costituito, ma se la maggioranza delle persone, pur nella piena libert\u00e0\u00a0, non \u00e8 informata sull&#8217;argomento, per propria pigrizia o perch\u00e9 trattasi di argomento che richiede competenze non a tutti accessibili, il risultato \u00e8 lo stesso e non \u00e8 un risultato &#8220;democratico&#8221;, nel senso che non mette in moto quei meccanismi virtuosi di cui una democrazia si giova. Se in molte democrazie, non solo in quella italiana, l&#8217;istituto del referendum \u00e8 stato limitato e confinato a certi ambiti \u00e8 proprio perch\u00e9 il rischio \u00e8 di lasciare alla diretta decisione dell&#8217;elettorato temi tecnici che avrebbero richiesto una competenza molto approfondita per poter pronunciarvisi in modo opportuno e, come gi\u00e0\u00a0 detto, in assenza di una corretta informazione, la democrazia perde tutta la sua forza. Tutto questo per dire che non necessariamente la democrazia diretta \u00e8 meglio o pi\u00f9 &#8220;democratica&#8221; di quella indiretta e che lasciare decidere al &#8220;popolo&#8221;, come spesso si sente dire con espressione molto infelice in questi giorni, non \u00e8 necessariamente &#8220;democratico&#8221;, perch\u00e9 una maggioranza non informata \u00e8 molto pi\u00f9 facilmente manipolabile di una minoranza informata. La democrazia diretta disinformata\u00c2\u00a0quindi\u00c2\u00a0non \u00e8 affatto &#8220;democratica&#8221; ovvero non si giova dei vantaggi che la democrazia promette. Per questo anche in una societ\u00e0\u00a0 migliore e pi\u00f9 informata di questa, ci saranno sempre degli ambiti di decisione di difficile accesso all&#8217;elettorato e sar\u00e0\u00a0 quindi comunque utile che corra un confine tra ci\u00f2 che ha senso sia deciso sentendo direttamente il parere dei cittadini e ci\u00f2 che invece \u00e8 meglio decidano delle persone pi\u00f9 competenti, pur comunque nominate dai cittadini stessi. E&#8217; un po&#8217; quello che sperimenta ognuno di noi quando, ammalatosi, decide se curarsi da solo, comprando qualche medicinale in farmacia, oppure se rivolgersi ad un dottore, pur ovviamente nella libert\u00e0\u00a0 di scelta tra diversi medici.<br \/>\nA questo punto la domanda potrebbe essere: &#8220;<em>S\u00ec, ma la scelta se stare nell&#8217;Unione Europea o no da che parte sta del sopracitato confine?<\/em>&#8220;. Dipende naturalmente dai cittadini e da quanto si spinge la loro competenza. I britannici agli occhi di molti, anche ai miei, hanno dimostrato probabilmente che \u00e8 un tema sul quale non c&#8217;\u00e8 ancora una sufficiente maturit\u00e0\u00a0. Per\u00f2 dipende anche dall&#8217;obiettivo della domanda. Perch\u00e9 se la risposta che ci aspettiamo \u00e8 una mera analisi di costi e benefici economici, \u00e8 evidente che si tratta di un compito inaccessibile ai pi\u00f9. Se invece la risposta attiene al desiderio dei cittadini britannici di condividere il proprio destino con il resto d&#8217;Europa allora s\u00ec che \u00e8 qualcosa su cui i cittadini possono pronunciarsi ma, di nuovo, quello che i sondaggi ci dicono \u00e8 che chi ha votato per il Leave \u00e8 in grande maggioranza costituito da persone anziane e meno istruite che, presumibilmente, sono anche quelle che hanno meno contatti con persone di altri paesi e quindi, di nuovo, meno informate su chi siano costoro ed \u00e8 normale non essere disposti a condividere il proprio destino con degli sconosciuti. Non a caso molti osservatori hanno criticato la campagna del Remain per l&#8217;essersi concentrata pi\u00f9 sui vantaggi economici che dall&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea vengono al Regno Unito, che sulla vicinanza culturale e sociale del Regno Unito al resto d&#8217;Europa, che dia senso ad una vicinanza politica.<br \/>\nQuesto \u00e8 appunto il fulcro della questione da cui dipende la salute della democrazia nel mondo di oggi: la capacit\u00e0\u00a0 di combattere la dicotomia di cui vive la politica contemporanea tra una parte di popolazione maggioritaria esclusa o coinvolta in modo solo superficiale dai processi culturali e informativi ed in bal\u00eca delle politica populista, che si limita a registrare gli umori del &#8220;popolo&#8221; per farne piattaforma politica, e l&#8217;altra parte, quella minoritaria, che segue invece i processi informativi e che, votata all&#8217;essere minoritaria e quindi sconfitta, si limita a manifestare disprezzo e sarcasmo per la maggioranza, chiudendosi in un&#8217;autoreferenzialit\u00e0\u00a0 che le vale l&#8217;accusa di elitarismo. Il compito dei sostenitori del Remain sarebbe stato, cos\u00ec come quello in generale delle forze progressiste, di assolvere alla funzione di socializzazione della cultura politica a cui la politica tradizionale assolveva, socializzazione che non pu\u00f2 passare attraverso l&#8217;enunciazione di formule astruse o di principi di alta economia, ma attraverso concetti accessibili senza i quali i cittadini diventano elettorato disinformato e questo s\u00ec che \u00e8 profondamente anti-democratico. Il vero rischio della democrazia \u00e8 quello appunto di consegnarsi ad un&#8217;accolita di venditori di fumo e, per evitare questo, \u00e8 fondamentale che il resto della politica torni ad abbeverarsi soprattutto di grandi ideali e, solo in subordine, di analisi costi-benefici. Per questo temo che <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2016-07-11\/brexit-gentiloni-ora-l-europa-si-concentri-grandi-problemi-133514.shtml?uuid=ADjBV9q\">chi oggi pensa bene di spiegarci<\/a> che non \u00e8 il momento per parlare di grandi cambiamenti ma bisogna concentarsi sulle emergenze del momento dimostri di non avere capito nulla di quello che \u00e8 successo e sta succedendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sintetizzo con questo titolo le domande che sembrano aleggiare nel dibattito che si \u00e8 sviluppato dopo la Brexit. 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