{"id":1888,"date":"2015-11-13T18:44:15","date_gmt":"2015-11-13T16:44:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1888"},"modified":"2015-11-13T18:52:36","modified_gmt":"2015-11-13T16:52:36","slug":"dai-diamanti-non-nasce-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2015\/11\/13\/dai-diamanti-non-nasce-niente\/","title":{"rendered":"Dai diamanti non nasce niente"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/porta_dei_vacca_e_via_del_campo_genova.jpg\" style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em\" title=\"Genova - Attraverso la Porta dei Vacca si accede a Via del Campo\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/porta_dei_vacca_e_via_del_campo_genova.jpg\" alt=\"Genova - Attraverso la Porta dei Vacca si accede a Via del Campo\" width=\"250\" class=\"floatright\" \/><\/a>Cos\u00ec cantava De Andr\u00e9 nella celebre canzone Via del Campo, in una strofa che proseguiva con &#8220;Dal letame nascono i fior&#8221;. Ci sono una paio di episodi\u00c2\u00a0occorsi alla mia famiglia nel passato non troppo remoto che mi\u00c2\u00a0hanno riportato alla mente questa frase e che vorrei qui raccontare.<br \/>\nIl primo accade a Barcellona, nell&#8217;estate 2014. Sono con la mia figlia sul Passeig de Gr\u00e0\u00a0cia (la via dello shopping e delle celebri case di Gaud\u00ec) nel tardo pomeriggio. La bimba sta dormendo sul passeggino e io, nell&#8217;attesa che il resto della famiglia ci raggiunga, mi siedo su una panchina tenendo il passeggino accanto a me. Dopo qualche minuto si avvicinano alla panchina due tizi. Prima ancora di sentirli parlare li riconosco dalla caratteristica spensierata cafonaggine: sono due italiani in vacanza. Indossano abiti firmati e paiono reduci da acquisti nei\u00c2\u00a0costosi negozi del circondario. Si siedono sulla panchina vicino a me e uno dei due accende una sigaretta il cui fumo va ovviamente verso il passeggino dove mia figlia dorme tranquilla. Li guardo con tutto il disprezzo possibile. Non capiscono. C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra panchina libera pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0\u00a0. Mi alzo scuotendo la testa e sposto me e il passeggino fino alla nuova panchina. I due mi seguono con uno sguardo assente per pochi secondi, poi riacquistano la loro italica spensieratezza.<br \/>\nIl secondo episodio accade a Torino, nell&#8217;estate scorsa. Stiamo passeggiando con la mia famiglia sotto i portici di Via Cernaia quando mia figlia lamenta di avere un sassolino nella scarpa. La facciamo sedere su una panchina per toglierla. Si avvicinano due tizi: hanno entrambi gli occhi a fessura, l&#8217;andatura barcollante e una bottiglia di Moretti aperta in mano. Li seguo con un minimo di preoccupazione quando si siedono accanto alla bambina. Uno dei due infila la mano in una tasca e ne estrae un pacchetto di sigarette. L&#8217;altro si volta verso di lui con occhi sbarrati e gli dice: &#8220;Nooo, cosa fai? Non vedi che c&#8217;\u00e8 la bambina?&#8221;. Il primo chiede scusa e ritira il pacchetto.<br \/>\nCi sono tante volte che la realt\u00e0\u00a0 contraddice la diffusa idea per la quale chi ha una vita agiata sia probabilmente pi\u00f9 incline a condotte in linea con i modelli comportamentali correnti. Sembrerebbe normale e razionale che quelle regole di convivenza che assicurano la stabilit\u00e0\u00a0 e l&#8217; armonia della nostra struttura sociale ricevano maggiore considerazione e rispetto da chi pi\u00f9 si giova di quella stessa struttura sociale. I due casi narrati, per quanto curiosi, non possono da soli indicare una regola diversa, ma \u00e8 esperienza comune che i comportamenti pi\u00f9 arroganti, irrispettosi degli altri, vengano pi\u00f9 spesso dalle classe dominanti che da quelle sottomesse.<br \/>\nProbabilmente per molti, nonostante la rivoluzione francese sia destinata a festeggiare tra qualche mese duecentoventisette anni, l&#8217;ordine sociale \u00e8 ancora qualcosa di scontato e di immutabile e, come tale, non c&#8217;\u00e8 motivo di preoccuparsi della sua tutela. E&#8217; il classico personaggio che, fermato dal vigile per un&#8217;infrazione, lo apostrofa con il celebre &#8220;Lei non sa chi sono io&#8221;, senza capire che se \u00e8 &#8220;io&#8221; \u00e8 perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un ordine sociale, grazie al quale per qualche strano motivo \u00e8 diventato &#8220;io&#8221;, ordine che le regole che ha violato sono l\u00ec a tutelare. E&#8217; forse la stessa scarsa considerazione per l&#8217;importanza della salute del nostro assetto sociale che rende la classe media italiana un soggetto pi\u00f9 spesso passivo che attivo nelle trasformazioni della nostra societ\u00e0\u00a0. Nella contraddizione opposta talvolta cadono\u00c2\u00a0gli ultimi, quelli che in teoria potrebbero sentire lo stesso ordine sociale come un nemico, dei quali sentirsi vittima, e invece costoro finiscono\u00c2\u00a0talvolta per accettarne le regole di fondo pi\u00f9 di altri, forse in un tentativo estremo di autoriscatto. E&#8217; come se il miglior modo per recuperare lo spirito e il valore del vivere sociale fosse quello di starne ai margini.<br \/>\nSia come sia, questo \u00e8 proprio il genere di contraddizioni che mi porta a trovare sempre abbastanza ridicolo chi si nutre di categorizzazioni e di pregiudizi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec cantava De Andr\u00e9 nella celebre canzone Via del Campo, in una strofa che proseguiva con &#8220;Dal letame nascono i fior&#8221;. Ci sono una paio di episodi\u00c2\u00a0occorsi alla mia famiglia nel passato non troppo remoto che mi\u00c2\u00a0hanno riportato alla mente questa frase e che vorrei qui raccontare. Il primo accade a Barcellona, nell&#8217;estate 2014. 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