{"id":1837,"date":"2015-05-29T07:49:31","date_gmt":"2015-05-29T05:49:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1837"},"modified":"2015-05-29T11:16:11","modified_gmt":"2015-05-29T09:16:11","slug":"29-maggio-6","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2015\/05\/29\/29-maggio-6\/","title":{"rendered":"29 maggio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/targaheysel.jpg\" title=\"Targa all\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/targaheysel.jpg\" width=\"250\" class=\"floatright\" alt=\"targaheysel.jpg\" \/><\/a>Sto leggendo il\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2015\/05\/09\/libro-notte-heysel-desiati\/\">bel libro<\/a>\u00c2\u00a0di Mario Desiati sulla strage dell&#8217;Heysel. C&#8217;\u00e8 un pezzo che mi ha colpito che descrive il tifo calcistico: <em>&#8220;mi affascina l&#8217;assoluta assenza di buon senso, la radicale malafede, la retorica legata alla superiorit\u00e0\u00a0 genetica dei propri colori che sfiora inevitabilmente un confine all&#8217;esteso crogiolo del razzismo&#8221;.\u00c2\u00a0<\/em>Forse \u00e8 proprio questo arbitrario confine che il tifo traccia tra bene e male, tra i buoni e i cattivi, che, come spesso accade quando questo genere di confini vengono tracciati in modo arbitrario, genera aggressivit\u00e0\u00a0 e violenza. Dopo 30 anni dalla strage dell&#8217;Heysel personalmente non mi sono ancora rassegnato al fatto che lo sport e il gioco che trovo tra tutti il pi\u00f9 divertente, non possa essere vissuto in modo sano, allegro e spensierato; certo che vedere cosa accade ancora oggi, a Roma con gli accoltellamenti di Luned\u00ec scorso, a Torino con le bombe carta, le\u00c2\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/?p=1823\">sassaiole<\/a>\u00c2\u00a0e i\u00c2\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/?p=1820\">pestaggi<\/a>, fiaccherebbe le speranze di chiunque. La sensazione che ho sempre in quest&#8217;ambito \u00e8 che ci si aspetti molto dalla autorit\u00e0\u00a0 del calcio, quando sono invece le autorit\u00e0\u00a0 istituzionali, politiche e giudiziarie, che hanno l&#8217;onere e la responsabilit\u00e0\u00a0 di rendersi conto che il calcio della violenza e delle citt\u00e0\u00a0 fermate per una partita non \u00e8 l&#8217;unico calcio che esista al mondo e di agire conseguentemente. In fase di preparazione c&#8217;\u00e8 l&#8217;ennesimo\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sportpeople.net\/senato-depositato-un-decreto-di-legge-contro-la-violenza-negli-stadi\/\">decreto in tema<\/a>\u00c2\u00a0che per\u00f2, per la prima volta, sembra affrontare lo spinoso problema dei rapporti ambigui tra societ\u00e0\u00a0 e violenti. Vedremo se riuscir\u00e0\u00a0 ad essere efficace.<br \/>\nHo l&#8217;impressione nel frattempo che qualche passetto avanti lo stiano facendo gli appassionati, passetto forse corrispondente ai piccoli passetti che sta facendo, nonostante tutto, la coscienza civile della nostra societ\u00e0\u00a0. Non ero a Roma per la finale di Coppa Italia, ma chi mi ha detto che il pubblico della squadra vincente ha applaudito la squadra perdente all&#8217;atto della premiazione, mi ha dato una gran buona notizia, anche se in altri paesi sarebbe l&#8217;assoluta normalit\u00e0\u00a0.<br \/>\nVorrei commemorare la ricorrenza di oggi ricordando ancora una volta, qui di seguito, come andarono, dal mio punto di vista, gli eventi di 30 anni fa e ricordando quanti quel giorno non tornarono pi\u00f9 a casa.<\/p>\n<p><strong>Ore 16<\/strong>: dopo una breve gita ad Anversa, l&#8217;autobus ci  riporta  in albergo a Mechelen. Carichiamo quelli che erano rimasti l\u00ec e   partiamo verso lo stadio. Sul pullman ci vengono dati i biglietti della   partita. Faccio notare a mio padre una stranezza: il settore indicato   sembrerebbbe posizionato nella stessa curva nella quale i giornali   collocavano i tifosi inglesi. Probabilmente i giornali sbagliavano&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 17<\/strong>: arriviamo allo Stadio. Non sembra di essere nel  Nord  Europa. Lo stadio \u00e8 una struttura fatiscente, scalcinata e  arrugginita.  Il recinto esterno \u00e8 costituito da un reticolato ossidato e   bucherellato ovunque e la zona interna al recinto \u00e8 piena di erbacce,   come fosse abbandonata da anni. Non c&#8217;\u00e8 nemmeno un cartello ad indicarci   il settore e solo seguendo il flusso di chi si era informato col   passaparola arriviamo di fronte ad un ingresso sul quale si intuisce che   un tempo vi fosse scritto: &#8220;Settore X-Y-Z&#8221;. In breve siamo dentro ma   c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va: attorno a noi ci sono troppe facce e bandiere   inglesi per tranquillizzarci. Capiamo che il nostro settore non \u00e8 quello   ma bens\u00ec quello al di l\u00e0\u00a0 della rete da pollaio che divide in due la   curva. I pi\u00f9 rapidi scavalcano la rete. Diceva De Andr\u00e8: <em>&#8220;Si sa che gli sbirri e i carabinieri spesso al loro dovere vengono meno&#8221;<\/em>   aggiungerei io &#8220;tranne che quando sarebbe opportuno farlo&#8221; e infatti   una gendarme belga, dotata di cane al seguito, dimostrando un quoziente   intellettivo rasoterra, blocca tutti gli altri votandoci al linciaggio.   Mio padre nel suo discreto francese spiega alla gendarme la  situazione:  che cio\u00e8 non ci \u00e8 pi\u00f9 possibile rientrare perch\u00e9 ci hanno  gi\u00e0\u00a0 strappato i  biglietti e che non ci \u00e8 nemmeno possibile vedere la  partita l\u00ec per  ovvi motivi. La gendarme \u00e8 comprensiva e simpatetica  quanto un  parchimetro rotto. Decidiamo di uscire comunque, avremmo poi  deciso come  fare. Troviamo un serpentone formatosi nel frattempo che  decidiamo  essere la coda del nostro settore e ci posizioniamo l\u00ec.<br \/>\n<strong>Ore 18.30<\/strong>: dopo circa un&#8217;ora di coda arriviamo  all&#8217;ingresso che \u00e8  una porticina larga quanto una persona. C&#8217;\u00e8 una  fortissima  compressione, il serpentone si fa piccolo per entrare in  quella  porticina e alla fine si entra trascinati dalla folla. Lo  strappatore  di biglietti ne controlla uno ogni tanto. Io e mio padre lo  ignoriamo e  siamo dentro. Il settore Z \u00e8 strapieno. Anche all&#8217;interno lo  stadio \u00e8  completamente in rovina. Le gradinate in cemento sono ovunque  rotte e  crepate. Siamo stipati come bestie al macello, tanto che il  tizio  francese o belga di fianco a me mi spintona ogni volta che si  gira. Il  tifo organizzato bianconero \u00e8 nell&#8217;altra curva, attorno a noi  famiglie,  gruppi di signori di mezza et\u00e0\u00a0: apparentemente i gruppi delle  agenzie  turistiche.<br \/>\n<strong>Ore 19<\/strong>: Una comparsata delle squadre in campo ha  scatenato i  primi cori e la prima adrenalina. Guardiamo con crescente   preoccupazione al settore inglese che sembra in ebollizione.<strong><br \/>\nOre 19.15<\/strong>: Parte il primo bengala, basso, ad altezza d&#8217;uomo,  per  colpire. Rimaniamo sbigottiti, si levano proteste e fischi ma dopo   pochi secondi parte un secondo razzo e poi un terzo e poi altri ad   intervalli regolari. Non sembra pi\u00f9 solo la stupidit\u00e0\u00a0 di un singolo,   inizia a serpeggiare la paura, ci si inizia a sentire come bersagli.   Passano pochi minuti e la rete da pollaio di cui sopra viene divelta. I   primi inglesi scavalcano ed attaccano il settore italiano, inizia la   mattanza. Come pervasi da una foll\u00eca omicida quelli iniziano a menare   fendenti a chi incontrano, a raccogliere i calcinacci che si staccano   dalle gradinate ed a lanciarle sulla folla inerme, uno di quei   calcinacci spacca la testa di un tizio di fianco a mio padre che quando   si gira vedo macchiato del sangue di costui. La folla arretra, si crea   una ressa insostenibile, mi sento comprimere il petto. Non capisco dove   stiamo andando ma non c&#8217;\u00e8 modo di fare scelte. Poi improvvisamente la   ressa si alleggerisce, \u00e8 successo qualcosa, non so che cosa. Gli  inglesi  sono sempre l\u00e0\u00a0 anche se pare che l&#8217;assalto si sia fermato, ma  mi  accorgo che qualcuno ha superato le transenne per cercare salvezza  nel  campo di gioco dove \u00e8 accolto con il manganello da altri gendarmi  che il  destino non ha dotato di facolt\u00e0\u00a0 intellettive. Penso ci sia modo  di  seguirli, urlo a mio padre che si pu\u00f2 scendere e scendo di qualche   gradino verso il basso. No&#8230; Rimango impietrito, attonito. Davanti a me   c&#8217;\u00e8 una distesa di corpi, non ci posso credere, non ci voglio credere.   Mentre piovono ancora bottigliette un ragazzo sta facendo il massaggio   cardiaco ad un ragazza. Vorrei piangere, vorrei urlare, vorrei fare   qualcosa ma \u00e8 dannatamente troppo tardi. Digrigno i denti. <em>&#8220;Vorrei ammazzarli tutti quei cazzo di inglesi, ammazzarli tutti, cazzzo!!!&#8221;<\/em>.   Puoi leggere e guardare tutto ci\u00f2 che vuoi sulla guerra ma solo quando   ci affondi dentro, solo quando vedi accanto a te dei corpi cadere,   capisci quando \u00e8 facile reagire alla violenza con violenza, quanto \u00e8   facile farsi trascinare nella spirale. Dalle mie spalle sento la voce di   mio padre. <em>&#8220;C&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita, c&#8217;\u00e8 l&#8217;uscita. E&#8217; libera&#8221;<\/em>. Quella   porticina, da cui pochi minuti prima erano entrate le persone che erano   l\u00ec distese, adesso \u00e8 l\u00e0\u00a0, libera, non c&#8217;\u00e8 nessun maledetto inglese tra   noi ed essa. Urlo a mio padre: <em>&#8220;E&#8217; morta della gente. E&#8217; morta&#8221;<\/em>.   Mio padre mi trascina via, sento che qualcuno dietro di noi \u00e8 stato   ancora colpito da qualcosa. Imbocchiamo la porticina, siamo fuori. Fuori   per\u00f2 c&#8217;\u00e8 ancora il recinto e l&#8217;uscita \u00e8 davanti al settore inglese, ma   fortunatamente quella vecchia recinzione arrugginita \u00e8 piena di buche,   forziamo una di quelle e siamo fuori. Andando verso il parcheggio  degli  autobus incontriamo una famiglia inglese, padre, madre e figlio.  Ho una  rabbia folle dentro di me che non riesco a controllare e la  faccia mi si  contrae in una smorfia che da quel giorno accompagna tutti  i miei  momenti di grande rabbia. Il bambino mi guarda spaventato.  Chiss\u00e0\u00a0 se  quel bambino si \u00e8 mai domandato perch\u00e9 avessi quella faccia  quel giorno&#8230;<br \/>\n<strong>Ore 20.15<\/strong>: Siamo al parcheggio degli autobus e  cerchiamo di  capire cosa \u00e8 successo, perch\u00e9, come. Vediamo arrivare  piano piano gli  altri della comitiva. Intanto la radio e la televisione  diffondono le  prime notizie.<br \/>\n<strong>Ore 22<\/strong>: L&#8217;autobus si avvia verso Mechelen. Non ci sono tutti. Facciamo il conto di chi manca come chi conta i suoi caduti.<br \/>\n<strong>Ore 23<\/strong>: Arriviamo in albergo. Qualcuno accende la  televisione.  Stanno giocando. Guardo come fossero fantasmi gli eroi per i  quali  eravamo venuti fin quass\u00f9, eravamo venuti pensando a tante cose  ma mai  alla morte. Ricordo ancora gli occhi spiritati di Tacconi in un  ricordo  liquido come quello di un incubo.<br \/>\n<strong>Ore 24<\/strong>: Usciamo a mangiare qualcosa. Una signora belga,  dalla  finestra, in un ottimo italiano, ci esprime solidariet\u00e0\u00a0. Mi  commuovo.  Solo e soltanto in quel momento mi sembra di essere tornato  sulla terra  che conoscevo.<\/p>\n<p>In ricordo di<br \/>\n<strong>Rocco Acerra<br \/>\nBruno Balli<br \/>\nAlfons Bos<br \/>\nGiancarlo Bruschera<br \/>\nAndrea Casula<br \/>\nGiovanni Casula<br \/>\nNino Cerrullo<br \/>\nWilly Chielens<br \/>\nGiuseppina Conti<br \/>\nDirk Daenecky<br \/>\nDionisio Fabbro<br \/>\nJaques Fran\u00e0\u00a7ois<br \/>\nEugenio Gagliano<br \/>\nFrancesco Galli<br \/>\nGiancarlo Gonnelli<br \/>\nAlberto Guarini<br \/>\nGiovacchino Landini<br \/>\nRoberto Lorentini<br \/>\nBarbara Lusci<br \/>\nFranco Martelli<br \/>\nLoris Messore<br \/>\nGianni Mastrolaco<br \/>\nSergio Bastino Mazzino<br \/>\nLuciano Rocco Papaluca<br \/>\nLuigi Pidone<br \/>\nBenito Pistolato<br \/>\nPatrick Radcliffe<br \/>\nDomenico Ragazzi<br \/>\nAntonio Ragnanese<br \/>\nClaude Robert<br \/>\nMario Ronchi<br \/>\nDomenico Russo<br \/>\nTarcisio Salvi<br \/>\nGianfranco Sarto<br \/>\nAmedeo Giuseppe Spolaore<br \/>\nMario Spanu<br \/>\nTarcisio Venturin<br \/>\nJean Michel Walla<br \/>\nClaudio Zavaroni<br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto leggendo il\u00c2\u00a0bel libro\u00c2\u00a0di Mario Desiati sulla strage dell&#8217;Heysel. 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