{"id":1782,"date":"2015-01-18T11:01:00","date_gmt":"2015-01-18T09:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1782"},"modified":"2015-01-18T16:39:06","modified_gmt":"2015-01-18T14:39:06","slug":"perche-non-e-uno-scontro-di-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2015\/01\/18\/perche-non-e-uno-scontro-di-civilta\/","title":{"rendered":"Perch\u00c3\u00a9 non \u00c3\u00a8 uno scontro di civilt\u00c3\u00a0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/no-democracy.gif\" title=\"No democracy\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/no-democracy.gif\" alt=\"no-democracy.gif\" class=\"floatright\" width=\"250\" \/><\/a>Quando accadono eventi quali l&#8217;assalto al Charlie Hebdo, risuona spesso l&#8217;espressione &#8220;<em>scontro di civilt\u00e0\u00a0<\/em>&#8220;. E&#8217; un&#8217;espressione resa celebre dal <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lo_scontro_delle_civilt%C3%A0\">noto testo<\/a> di Samuel Huntington, che poi ha preso vita propria, popolando in particolare la retorica xenofoba. La rappresentazione di un mondo nel quale il lavavetri che ti propone la sua spazzola al semaforo nasconde in realt\u00e0\u00a0 un Kalashnikov sotto la giacca, porta simpatie e consensi a coloro i quali la adottano, perch\u00e9 accarezza le paure del &#8220;diverso&#8221; che attanagliano molti dei nostri concittadini. Ma ci sono davvero due civilt\u00e0\u00a0 che si contrappongono, che ringhiano l&#8217;una contro l&#8217;altra? E&#8217; proprio vero che \u00e8 in atto una lotta e che su un fronte ci siamo noi, abitanti del mondo occidentale, e dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 quella strana cosa che si chiama Islam, che a molti sostenitori dello &#8220;scontro di civilt\u00e0\u00a0&#8221; pare un monolite?<br \/>\nProvo a partire, per cercare una risposta, da una riflessione su cosa voglia dire civilt\u00e0\u00a0. Leggo da wikipedia che trattasi sostanzialmente &#8220;<em>dell&#8217;insieme degli aspetti culturali e di organizzazione politica e sociale di una popolazione<\/em>&#8220;. Ci sono quindi aspetti culturali e di organizzazione politica e sociale che marcano un confine chiaro e netto tra &#8220;occidente&#8221; e Islam? Se vado da Sofia a Smirne o da Nicosia a Beirut vedo una cultura e un&#8217;organizzazione sociale cos\u00ec diversa, o forse Atene ha molto pi\u00f9 in comune con Istanbul che con Edinburgo? Provo a questo punto a farmi un&#8217;altra domanda, ovvero: che cosa hanno in comune quei paesi che si considerano &#8220;occidente&#8221;? La libert\u00e0\u00a0 e la democrazia come valori fondanti, mi verrebbe da dire, seguendo la retorica occidentalista. Ma cosa sono libert\u00e0\u00a0 e democrazia? La prima \u00e8 uno dei valori pi\u00f9 naturali che ogni uomo, ma perfino molti animali, coltivano; la seconda altro non \u00e8 che un metodo che l&#8217;uomo ha inventato per risolvere in modo non violento le controversie politiche. La nostra cultura ha elaborato gli ideali di eguaglianza e fraternit\u00e0\u00a0 per dare dignit\u00e0\u00a0 morale alla democrazia, ma alla fine stiamo parlando di un modello di convivenza sociale, modello che non a caso viene completamente disatteso, senza grosse remore morali, in contesti come quello aziendale, che invece mal si adattano dal punto di vista organizzativo a questo modello. Che cosa ha a che fare tutto ci\u00f2 con la cultura europea? Difficile rispondere, forse attraverso elaborate trattazioni sociologiche e filogenetiche arriveremmo a scoprire che solo una cultura come quella europea, con le sue caratteristiche figlie anche della sua eredit\u00e0\u00a0 giudaico-cristiana, poteva essere la prima a scoprire che libert\u00e0\u00a0 e democrazia possono funzionare insieme. Ma non \u00e8 nulla di pi\u00f9 di una scoperta, come quella dell&#8217;elettricit\u00e0\u00a0 o dei raggi X, che non ci inducono a pensare che elettricit\u00e0\u00a0 e raggi X siano esclusiva della cultura occidentale. <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/iran-protest-we-want-democracy1.jpg\" title=\"Protesta in IRAN per la democrazia\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/iran-protest-we-want-democracy1.jpg\" class=\"floatleft\" alt=\"iran-protest-we-want-democracy1.jpg\" width=\"200\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 altro? Beh, il mito di progresso, di evoluzione verso un maggior benessere, una maggiore aspettativa di vita. Anche qui l&#8217;idea per la quale queste aspirazioni siano esclusiva di una cultura pare davvero poco convincente, molto di pi\u00f9 lo \u00e8 il fatto che sia ci\u00f2 verso cui un uomo libero naturalmente tende, ed \u00e8 tra l&#8217;altro ci\u00f2 che sembra spingere anche quei popoli che hanno scoperto pi\u00f9 tardi di altri certi meccanismi, verso lo Stato di Diritto, verso la libert\u00e0\u00a0 e verso la democrazia. Gli ultimi decenni hanno infatti dimostrato che in Sudamerica, come in Estremo Oriente, la democrazia pu\u00f2 benissimo funzionare, pur con meccanismi sicuramente diversi e con modelli sociali differenti. Del resto tali differenze non sembrano pi\u00f9 abissali di quelle che distinguono le sembianze che la stessa democrazia assume nei diversi paesi cosiddetti occidentali. Nel mondo islamico certo la democrazia ha ancora delle caratteristiche embrionali, ma Turchia e Tunisia non paiono cos\u00ec lontane dal costruire un accettabile sistema liberaldemocratico.<br \/>\nMa allora se, al di fuori delle semplificazioni, non esistono due &#8220;civilt\u00e0\u00a0&#8221; diverse e contrapposte, allora perch\u00e9 qualcuno entra nella redazione di un giornale e spara e qualcun altro lancia un aereo di linea contro un grattacielo? Partiamo col dire che non tutte le volte che qualcuno entra in un luogo pubblico e uccide decine o centinaia di persone, conosciute o meno, partono fini analisi di politica internazionale e questo, se non esclude che in questo caso abbia invece senso farne, ci suggerisce quantomeno che forse si sia affetti, in taluni casi, da una certa bulimia analitica. Qui per\u00f2 non si tratta di personaggi isolati, ma di fiancheggiatori di uno stato militare, l&#8217;ISIS, che oggi occupa una parte non irrilevante della Siria e dell&#8217;Iraq. Ma davvero l&#8217;ISIS nasce per questo? E&#8217; davvero una bandiera sotto la quale le masse arabe ansiose di colpire l&#8217;occidente si sono radunate, come alcuni analisti di casa nostra si sforzano di spiegarci? E se il nemico dell&#8217;ISIS \u00e8 l&#8217;occidente, perch\u00e9 l&#8217;ISIS, mentre noi blateriamo di &#8220;scontro di civilt\u00e0\u00a0&#8220;, fa strage di civili in Iraq? Che c&#8217;entrano gli sciiti ma anche i sunniti iracheni, vittime dell&#8217;ISIS, con l&#8217;occidente, con la cristianit\u00e0\u00a0, con la liberal-democrazia? Pochino ed infatti l&#8217;ISIS \u00e8 semplicemente un&#8217;organizzazione politico-militare che ha approfittato della guerra civile in Siria e degli scontri interreligiosi in Iraq per occupare quel territorio, alla ricerca di quello che ogni organizzazione politico-militare insegue, ovvero il potere. Pare che gli aderenti all&#8217;ISIS siano tra i 7 e i 10 mila, meno di un decimo rispetto alle unit\u00e0\u00a0 del nostro esercito, ma ogni soldato ha uno stipendio di almeno <a href=\"http:\/\/www.rainews.it\/dl\/rainews\/articoli\/isis-stato-islamico-iraq-al-baghdadi-79d74ed1-9d09-4731-9486-40f8d43e032a.html\">600 dollari al mese<\/a>, roba da gran signori da quelle parti. Insomma, pi\u00f9 un corpo d&#8217;\u00e9lite che un esercito di popolo, come invece anche i nostri media cercano spesso di raccontarcelo. Perch\u00e9 \u00e8 riuscito a diventare cos\u00ec forte e conosciuto? Sicuramente perch\u00e9 in una fase di vuoto di potere, e quindi di spaesamento per molti, ha proposto un modello vincente. Quale modello infatti pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente risultare convincente per ristabilire l&#8217;ordine che una legge come quella islamica che tutti conoscono e per la quale tutti nutrono considerazione? Non \u00e8 una storia nuova: l&#8217;Iran degli ayatollah, cos\u00ec come l&#8217;Afghanistan dei Talebani, nascono in una fase di vuoto di potere, nel primo caso seguita alla caduta dello Shah, nel secondo al ritiro dell&#8217;Armata Rossa. Perch\u00e9 questi regimi islamici individuano subito nell&#8217;occidente il proprio nemico? Sicuramente perch\u00e9 l&#8217;ostilit\u00e0\u00a0 nei confronti dell&#8217;occidente ricco e colonialista esiste e solleticarla ha il suo successo, ma anche perch\u00e9 il modello liberaldemocratico, che \u00e8 una minaccia latente per ogni sistema autoritario, deve essere tenuto a bada, e associare chi chiede democrazia agli odiosi imperialisti filo-americani funziona, anche perch\u00e9 noi stessi &#8220;occidentali&#8221; siamo i primi, forse per vanit\u00e0\u00a0, ad avvalorare questa associazione.<br \/>\nQuindi le potenze occidentali non hanno colpe? Certo che ne hanno. Ne hanno perch\u00e9 hanno colonizzato quelle aree del mondo per sfruttarne le risorse. Ne hanno perch\u00e9 in fase post-coloniale hanno cercato di perpetuare il proprio controllo di quelle stesse risorse, sostenendo regimi inguardabili che avevano il vantaggio di essere disponibili a trattare e tuttora fanno culo e camicia con dinastie regnanti che governano i propri regni tramite modalit\u00e0\u00a0 da <em>ancien regime<\/em>, questo pur di non perdere la presa sulle preziose risorse che quelle terre offrono. Ma questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che le stesse potenze hanno fatto, e in parte fanno ancora, in Africa e in Sudamerica e siccome nessun congolese e nessun peruviano \u00e8 mai andato in giro per il mondo a fare stragi, mi viene il dubbio che la lettura del terrorismo islamico come nemesi dei confronti dell&#8217;occidente si fonda pi\u00f9 su una lettura idealistica della realt\u00e0\u00a0 che su un&#8217;analisi storica reale e concreta. Certo, il mondo arabo, a differenza di Africa e Sudamerica (ma non della Cina), ha un passato imperialista che autorizza pi\u00f9 che altrove un desiderio di rivincita, che magari facilmente si sviluppa nella retorica della Jihad, ma stiamo parlando di una retorica che coinvolge e investe una ristretta minoranza di persone. Spesso i nostri media ci raccontano di manifestazioni anti-occidentali nel mondo arabo, ma tutte le volte che si va ad analizzare la notizia si scopre che in realt\u00e0\u00a0 i partecipanti erano poche centinaia di persone, poche migliaia in casi eccezionali.<br \/>\nAndando invece sul reale e concreto non si pu\u00f2 che constatare che l&#8217;ISIS, come altri movimenti fondamentalisti, prosperano, si espandono, si procurano armi e risorse, apparentemente dal nulla. Ma visto che dal nulla le armi non si creano, chi \u00e8 che le fornisce, chi ha interesse a sostenere movimenti militari fondamentalisti? Noi occidentali? Direi proprio di no e non solo per motivi morali. Guerre come quella in Iraq o quella in Libia rendono precarie le nostre forniture di preziose materie prime; con regimi come quelli di Al Baghdadi \u00e8 difficile trattare, \u00e8 difficile garantire flussi commerciali ed economici. Insomma: niente che il cinismo dei potentati economici sul campo possa vedere con favore. A chi invece giova che ci sia una guerra in quelle zone e un movimento fondamentalista al potere? Forse giova proprio a quelle &#8220;<a href=\"http:\/\/www.formiche.net\/2014\/08\/27\/i-paesi-del-golfo-persico-che-finanziano-lisis\/\">case regnanti<\/a>&#8221; alle quali da un lato non dispiace che paesi concorrenti nell&#8217;esportazione di materie prime siano in crisi, ma soprattutto non dispiace che prosperi chi invita a diffidare di modelli liberal-democratici che, come gi\u00e0\u00a0 sottolineato, rappresentano una discreta minaccia per regni dalle caratteristiche sociopolitiche medievali. <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/iran_protest_dublin_2.jpg\" title=\"Protesta di cittadini iraniani a Dublino\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/iran_protest_dublin_2.jpg\" alt=\"iran_protest_dublin_2.jpg\" class=\"floatright\" width=\"250\" \/><\/a>La &#8220;primavera araba&#8221; ha fatto prendere una gran paura al &#8220;ceto nobiliare&#8221; del Golfo e non \u00e8 un mistero che la maggior parte del <a href=\"http:\/\/www.panorama.it\/news\/esteri\/come-si-finanzia-lisis\/\">budget dell&#8217;ISIS<\/a> arrivi proprio da re e principi di <a href=\"http:\/\/www.lettera43.it\/economia\/affari\/isis-i-finanziatori-del-califfato_43675137788.htm\">Qatar, Kuwait e Arabia Saudita<\/a>. Che l&#8217;ISIS si sia manifestata proprio a valle della primavera araba potrebbe non essere solo una coincidenza. Si badi, non voglio con ci\u00f2 dire che dall&#8217;altra parte ci siano le masse popolari, che le monarchie si oppongano ad un movimento di popolo che spinge verso la democrazia. La mia impressione \u00e8 che nella maggior parte delle societ\u00e0\u00a0 del mondo arabo quella &#8220;sfera pubblica&#8221;, nel senso che Habermas le attribuisce, ovvero di spazio di elaborazione del pensiero e di costruzione di uno spirito di trasformazione della societ\u00e0\u00a0, sia ancora ad uno stadio assolutamente embrionale. E tuttavia nella maggior parte dei casi ad una ristretta \u00e9lite borghese progressista si contrappone un&#8217;\u00e9lite fondamentalista, anch&#8217;essa numericamente esigua.<br \/>\nIn sostanza tutto lascia intendere quindi che sul piatto ci sia il tentativo di alcuni centri di potere del mondo arabo, da un lato di emarginare il fronte democratico della ribellione anti-Assad, dall&#8217;altro di far fallire il modello di democrazia da esportazione che si \u00e8 cercato di imporre in Iraq, Afghanistan e Libia, e magari di rivitalizzare i movimenti fondamentalisti anche nei paesi in cui sembrano pi\u00f9 deboli, il tutto per motivi tutti interni alla societ\u00e0\u00a0 araba e alle sue \u00e9lite di potere. In tutto questo di scontro di civilt\u00e0\u00a0 non se ne vede nemmeno l&#8217;ombra. S\u00ec, certo, a molti arabi d\u00e0\u00a0 fastidio vedere Maometto rappresentato (visto che rifiutano la rappresentazione del sacro), specialmente se in modo buffo e grottesco, ma pi\u00f9 o meno come a tanti cristiani darebbe e d\u00e0\u00a0 fastidio veder rappresentati in modo buffo e grottesco Ges\u00f9 Cristo o la trinit\u00e0\u00a0, senza per questo dove imbracciare le armi. D&#8217;altronde come vediamo il Papa ha <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2015\/01\/15\/esteri\/papa-francesco-arriva-nelle-filippine-WWimKfYYQderIrQPMpMYtK\/pagina.html\">ben chiarito<\/a> che non considera quelli di Charlie Hebdo proprio dei grandi mattacchioni&#8230;<br \/>\nIn definitiva quindi, se leggete o sentite qualcuno, che sia il defunto Samuel Huntington, Al-Baghdadi o Vittorio Feltri, che vi parla di &#8220;scontro di civilt\u00e0\u00a0&#8221; non dategli retta e andatevi a mangiare un kebab tranquilli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando accadono eventi quali l&#8217;assalto al Charlie Hebdo, risuona spesso l&#8217;espressione &#8220;scontro di civilt\u00e0\u00a0&#8220;. E&#8217; un&#8217;espressione resa celebre dal noto testo di Samuel Huntington, che poi ha preso vita propria, popolando in particolare la retorica xenofoba. 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