{"id":1716,"date":"2014-08-29T19:20:06","date_gmt":"2014-08-29T17:20:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1716"},"modified":"2014-08-30T17:08:01","modified_gmt":"2014-08-30T15:08:01","slug":"iraq-imperialismo-pacifismo-e-opportunismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2014\/08\/29\/iraq-imperialismo-pacifismo-e-opportunismo\/","title":{"rendered":"Iraq: imperialismo, pacifismo e pragmatismo"},"content":{"rendered":"<p>Questa fredda estate \u00e8 stata scossa dalle brutali immagini giunte dall&#8217;Iraq. Le reazioni a quegli eventi e a quelle immagini sono state le pi\u00f9 varie ma\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/2014\/08\/isis_che_fare.html\">quelle<\/a>\u00c2\u00a0del pentastellato Di Battista sono state certamente quelle che hanno fatto pi\u00f9 clamore. Le menziono non per fare facile antigrillismo, ma perch\u00e9 vorrei riprendere alcuni concetti espressi da Di Battista, che sono anche discretamente popolari, per provare ad approfondirli.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/map-of-iraq-1900.jpg\" title=\"Mappa dell'Iraq nel 1900\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/map-of-iraq-1900.jpg\" width=\"250\" class=\"floatright\" alt=\"map-of-iraq-1900.jpg\" \/><\/a>Partiamo dalla domanda che ognuno dovrebbe porsi sempre, anche di fronte all&#8217;atto pi\u00f9 efferato: perch\u00e9? Di Battista si risponde che l&#8217;ISIS chiede &#8220;<em>la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall&#8217;occidente dopo la I guerra mondiale<\/em>&#8220;. Potrebbe sfuggirmi qualcosa di importante ma la mia franca impressione \u00e8 che Di Battista non sappia di cosa sta parlando. Il conflitto che l&#8217;ISIS combatte \u00e8, almeno apparentemente, quello tra sunniti e sciiti, che infiamma quella regione da molti secoli e al quale le potenze coloniali non credo abbiano contribuito granch\u00e9, sicuramente non con la definizione dei confini. L&#8217;Iraq attuale equivale, con poche e poco significative modifiche, alla somma di tre ex-province dell&#8217;impero ottomano, quella di Baghdad, quella di\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Mosul_Vilayet\">Mosul<\/a>\u00c2\u00a0e quella di\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Basra_Vilayet_(Ottoman_Empire)\">Bassora<\/a>\u00c2\u00a0e il nome Iraq contraddistingue la regione mesopotamica\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Storia_dell'Iraq#Le_dominazioni\">dal settimo secolo<\/a>, anche qui con qualche lieve slittamento dei confini. Non sono state quindi le potenze coloniali a definire quei confini che oggi Di Battista vorrebbe ridefinire su base etnica, magari deportando coloro i quali si ritrovino poi dalla parte sbagliata del confine. Il punto \u00e8 che la contrapposizione tra sunniti e sciiti, da sempre presente nell&#8217;Islam, a partire dal sedicesimo secolo si \u00e8 identificata in quell&#8217;area con la contrapposizione politica tra Impero Ottomano (sunnita) e\u00c2\u00a0Impero Persiano-Safavide\u00c2\u00a0(sciita), questo fino alla caduta del primo, ed in particolare a partire dalla Sci\u00e0\u00a0 persiano\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sci%C3%A0_Isma%27il_I\">Ismail I<\/a>\u00c2\u00a0che fece della &#8220;Shia&#8221; la religione del suo impero. Il fatto che le terre dell&#8217;Iraq siano state nei secoli territorio di scontro e di conquista e riconquista tra i due imperi, conclusosi in ultimo con il prevalere del dominio ottomano, spiega perch\u00e9 in Iraq vi siano una maggioranza numerica sciita a fronte di una storica egemonia politica sunnita. E&#8217; sempre difficile per un&#8217;\u00e9lite, minoritaria numericamente, trovarsi a proprio agio con i principi democratici (vedi Kosovo e Sudafrica, per dirne due) e come in molti altri scenari simili anche qui \u00e8 nato un conflitto che mira fondamentalmente all&#8217;eliminazione o alla sottomissione del nemico. Cos\u00ec delineato lo scenario del conflitto, si comprende anche la perplessit\u00e0\u00a0 che le ipotesi di trattativa ventilate da Di Battista hanno suscitato. Una trattativa pu\u00f2 servire laddove sia praticabile un compromesso tra gli obiettivi delle fazioni in lotta. Se, ai tempi del terrorismo in Irlanda, la richiesta dell&#8217;IRA era autonomia e libert\u00e0\u00a0, non era improbabile, come accadde, che si potesse arrivare ad un compromesso che avrebbe trovato il consenso della maggior parte di coloro che appoggiavano l&#8217;IRA e del governo britannico. La stessa cosa pu\u00f2 valere in realt\u00e0\u00a0 come i Paesi Baschi o l&#8217;Alto-Adige, ma ovviamente non sempre si pu\u00f2 trovarlo il compromesso. Se infatti l&#8217;obiettivo di una delle fazioni, come in Iraq, \u00e8 l&#8217;eliminazione fisica dell&#8217;altra, diventa ben pi\u00f9 difficile trovare uno spazio negoziale.<br \/>\nEscluso quindi che trattare con l&#8217;ISIS possa avere qualche utilit\u00e0\u00a0, un&#8217;altra opzione sarebbe anche quella di non fare nulla e in molti casi l&#8217;abbiamo fatto senza grossi patemi d&#8217;animo. Nell&#8217;Africa centrale si combattono da decenni guerre su guerre, alcune della quali hanno\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Seconda_guerra_del_Congo\">fatto vittime<\/a>\u00c2\u00a0paragonabili alla Seconda Guerra Mondiale, senza che ci scandalizzassimo pi\u00f9 di tanto. La stessa cosa non si pu\u00f2 fare in Iraq?<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/immigrazione_clandestina.jpg\" title=\"immigrazione_clandestina.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/immigrazione_clandestina.jpg\" class=\"floatleft\" width=\"250\" alt=\"immigrazione_clandestina.jpg\" \/><\/a>Per rispondere a questa domanda vale la pena di fare un passo indietro e cercare di capire meglio il nostro tormentato rapporto con quella parte di mondo che fino a pochi anni orsono definivamo senza ambiguit\u00e0\u00a0 &#8220;non industrializzato&#8221;. Da questo punto di vista, s\u00ec che il processo di colonizzazione, citato a sproposito da Di Battista, c&#8217;entra e molto. Il processo di colonizzazione ha infatti portato non solo l&#8217;occidente a diretto contatto con il resto del mondo, ma soprattutto lo ha portato a strutturare il proprio sviluppo e il proprio benessere su una dipendenza sempre pi\u00f9 stretta\u00c2\u00a0dalle materie prime che quel mondo gli garantiva in abbondanza. Con la decolonizzazione poi \u00e8 cessato il controllo politico e militare (troppo costoso e cruento) di quel mondo ma non \u00e8 certo cessata la dipendenza. La globalizzazione ha portato ad una forte integrazione commerciale, culturale e sociale, che ha determinato anche qualche sovvertimento delle gerarchie tra Nord e Sud, ma il problema della dipendenza rimane, ed \u00e8 una dipendenza che \u00e8 diventata ormai non solo economica ma, per l&#8217;appunto, anche sociale. Una guerra in Iraq o in Libia non significa solo il rischio di aumento del prezzo del petrolio ma anche, come abbiamo visto, significa immigrazione, significa barconi di disperati che aggrediscono le nostre coste suscitandoci dilemmi etici e politici non da poco e in ultima analisi instabilit\u00e0\u00a0 sociale. Al di l\u00e0\u00a0 delle responsabilit\u00e0\u00a0 e dei sensi di colpa dell&#8217;occidente, al di l\u00e0\u00a0 dell&#8217;empatie per le vittime del conflitto, c&#8217;\u00e8 quindi anche un problema strettamente pragmatico che ci impedisce di disinteressarci di questo conflitto.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/iraq_isis.jpg\" title=\"ISIS\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/iraq_isis.jpg\" alt=\"iraq_isis.jpg\" width=\"250\" class=\"floatright\" \/><\/a>Non vorrei essermi dimenticato qualcos&#8217;altro, ma direi che rimane solo l&#8217;opzione militare. Anche questa opzione per\u00f2 ha un po&#8217; di problemini che non sono solo quelli etici legati ad ogni intervento militare, ci sono anche problemi pi\u00f9 strettamente pragmatici. Un esercito difficilmente riesce a muoversi in modo indolore: andare in Iraq con forze militari occidentali bombardando e causando, foss&#8217;anche accidentalmente, vittime, significa rinfocolare la retorica anti-occidentale che nel mondo islamico fa sempre molti proseliti, significa rafforzare ideologicamente coloro i quali si vuole combattere militarmente. La primavera araba non \u00e8 che sia stata un gran successo per laici e modernizzatori, ma ha certamente dimostrato che oggi in tutto il mondo arabo le istanze di rinnovamento si stanno rafforzando, ma sono istanze che spesso vengono identificate come accettazione di modelli occidentali e che le guerre di Bush avevano messo anche per questo nell&#8217;angolo, rinfocolando invece la retorica dell&#8217;islamismo pi\u00f9 conservatore ed estremista. Un nuovo intervento occidentale in Iraq non rischia di rimandarle in soffitta? Non serve forse proprio a questo lo\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2014\/08\/21\/esteri\/iraq-lislamismo-da-esportazione-del-qatar-per-il-califfo-un-tesoro-di-due-miliardi-UfDueKARAxYnPOuEhOTfoM\/pagina.html\">strano appoggio<\/a>\u00c2\u00a0che molte potenze arabe, preoccupate dalle ventate modernizzatrici, forniscono alla guerriglia islamista? A tenere acceso cio\u00e8 quel &#8220;conflitto di civilt\u00e0\u00a0&#8221; che senza i molti petrodollari che vi affluiscono costantemente si sarebbe probabilmente esaurito da un pezzo.<br \/>\nEcco lo so. Anche stavolta non fornisco risposte ma solo dubbi. Stavolta per\u00f2 mi sento a posto con la coscienza. Risposte facili quando si tratta di far finire un conflitto che dura da secoli non ce ne sono e vi invito a diffidare di chi sostenga il contrario. L&#8217;unica riflessione che mi viene, da quanto finora scritto, \u00e8 che se c&#8217;\u00e8 qualcosa che possiamo fare di incruento e di utile \u00e8 cercare di parlare di pi\u00f9 di e con quella parte del mondo arabo che non si identifica con gli integralisti, ma nemmeno con quella classe politica dispotica e corrotta che sospinge le masse popolari tra le braccia dei primi. Erano in\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2013\/02\/22\/news\/valli_egitto-53146074\/\" style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em\">Piazza Tahrir<\/a>, sono in\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2014-07-23\/libia-caos-095905.shtml?uuid=ABZnsXdB\" style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em\">Libia<\/a>, erano\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/un-progetto-politico-per-la-nuova-siria-libera-laica-e-democratica\/\" style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em\">parte della rivolta contro Assad<\/a>\u00c2\u00a0prima che le milizie islamiche ne prendessero il controllo. Sono quegli abitanti del mondo arabo che pensano che il futuro di quell&#8217;area non sia il ritorno al medioevo ma l&#8217;apertura alla modernit\u00e0\u00a0, al resto del mondo. Potrebbe essere ora che diventino costoro gli interlocutori dell&#8217;occidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa fredda estate \u00e8 stata scossa dalle brutali immagini giunte dall&#8217;Iraq. Le reazioni a quegli eventi e a quelle immagini sono state le pi\u00f9 varie ma\u00c2\u00a0quelle\u00c2\u00a0del pentastellato Di Battista sono state certamente quelle che hanno fatto pi\u00f9 clamore. 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