{"id":1713,"date":"2014-07-25T14:54:38","date_gmt":"2014-07-25T12:54:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1713"},"modified":"2014-07-25T15:26:15","modified_gmt":"2014-07-25T13:26:15","slug":"il-conflitto-virale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2014\/07\/25\/il-conflitto-virale\/","title":{"rendered":"Il conflitto virale"},"content":{"rendered":"<p>Da quando l&#8217;eterno conflitto israelo-palestinese ha avuto la sua ennesima escalation nella striscia di Gaza, la discussione sul tema ha riempito ogni area di pubblica discussione. Ci sono alcune caratteristiche del conflitto che lo rendono particolarmente adatto ad una conversazione, se non ad una discussione, spesso anche accesa. La tendenza, di fronte ad un conflitto a schierarsi subito con gli uni o con gli altri, \u00e8 pratica abbastanza comune, ma in pochi casi come questo \u00e8 pressoch\u00e9 immancabile. E&#8217; davvero difficile leggere un commento, ascoltare un&#8217;opinione, che esca dalla logica &#8220;I palestinesi sono terroristi&#8221; o &#8220;Gli israeliani sono guerrafondai&#8221;.<br \/>\nQuesto probabilmente accade a causa di alcuni fattori che caratterizzano il conflitto. Intanto la durata: \u00e8 un conflitto che prosegue senza vera interruzione da pi\u00f9 di sessant&#8217;anni. Difficile che ci sia qualcuno che non abbia ancora preso posizione. E&#8217; un po&#8217; come una partita di calcio: se la guardi 10 minuti puoi anche limitarti a seguirla in modo imparziale, ma se la guardi tutta prima o poi ti schieri con una delle due compagini.<br \/>\nUn&#8217;altra caratteristica del conflitto \u00e8 che, lo dico anche se molti di voi gi\u00e0\u00a0 staranno affilando le loro armi dialettiche, hanno ragione entrambi. Hanno ragione entrambi nel senso che la ragione primaria degli uni e degli altri (ovvero quella che ha acceso il conflitto) poggia su quel concetto quantomai vago, ma altrettanto radicato nella nostra cultura, del possesso di un&#8217;area geografica da parte di un gruppo etnico. Ogni volta che le rivendicazioni di due gruppi etnici su un territorio si contrappongono, nasce un conflitto. Ma in nessun luogo come in Palestina accade che uno dei due gruppi etnici non abbia abitato il territorio che reclama per molti secoli. Questo rende in un certo senso grottesca la rivendicazione, ma allo stesso tempo ne sottolinea la problematicit\u00e0\u00a0, proprio perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 scritto da nessuna parte quali sono le regole sulla base delle quali una comunit\u00e0\u00a0 pu\u00f2 dichiararsi proprietaria di un certo territorio. Ho assistito a discussioni fiume su quali fossero i diritti degli uni e degli altri a vivere in Palestina, ma la realt\u00e0\u00a0 \u00e8 che non abbiamo gli strumenti per assegnare un diritto. D&#8217;altra parte in un&#8217;epoca nella quale si tende a superare la logica degli stati nazionali, degli steccati etnici, parrebbe antistorico inventarsi dei principi di cui gli uomini hanno fatto per millenni a meno, ricorrendo ad altro strumento di risoluzione delle controversie: la guerra. Oggi invece noi ci ostiniamo a pensare che gli individui siano diventati capaci di convivere sotto la stessa bandiera anche se hanno cultura, lingua o religione diversa. Qualche esempio favorevole ce l&#8217;abbiamo, in Bosnia si sono sgozzati per tre anni e ora, da quasi vent&#8217;anni, vivono in pace e armonia (<a href=\"http:\/\/www.west-info.eu\/it\/se-la-pulizia-etnica-si-fa-col-matrimonio\/\">almeno apparentemente<\/a>). Per\u00f2 si tratta di popoli che hanno convissuto per millenni, il caso palestinese \u00e8 innegabilmente un po&#8217; diverso.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/jewsandarabsrefusetobeenemies\" title=\"Israele e Palestina\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/israelepalestina_daughter.jpg\" alt=\"israelepalestina_daughter.jpg\" class=\"floatleft\" width=\"300\" \/><\/a>Scrivevo che hanno ragione entrambi in termini di diritto astratto e allo stesso tempo hanno torto entrambi proprio perch\u00e9 il diritto su un territorio \u00e8 lettera morta e l&#8217;unico modo alternativo alla guerra per risolvere il conflitto \u00e8 decidere che, no, la terra non \u00e8 n\u00e9 mia n\u00e9 tua, ma \u00e8 di chi ci abita. Sembra facile, ma non lo \u00e8 affatto e i discorsi a base di &#8220;Prima gli italiani&#8221;, che sentiamo qui da noi, ne sono un chiaro specchio.<br \/>\nUna terza caratteristica del conflitto \u00e8 la disparit\u00e0\u00a0 di forze in campo. Tale disparit\u00e0\u00a0 induce gli uni a criticare aspramente Israele perch\u00e9, dati alla mano, le vittime sono sempre di pi\u00f9 sul fronte palestinese che su quello israeliano, gli altri a criticare altrettanto aspramente i Palestinesi per la\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.bloomberg.com\/news\/2014-07-10\/abbas-lashes-out-at-hamas-for-barraging-israel-with-rockets.html\">autolesionistica pertinacia con cui perseguono l&#8217;opzione militare<\/a>, nonostante sia ovviamente quella per loro pi\u00f9 penalizzante.<br \/>\nTutto il resto sono le schermaglie tipiche di un conflitto: &#8220;Tu hai sparato per primo&#8221;, &#8220;Per\u00f2 tu hai reagito in modo sproporzionato&#8221;, e poi la conta dei morti (sempre solo dei propri), e le immagini tragiche dell&#8217;una o dell&#8217;altra parte che i partigiani dell&#8217;uno o dell&#8217;altro fronte sfruttano per portare acqua la proprio mulino.<br \/>\nSolitamente i conflitti, allorquando diventano argomento di discussione, tendono verso la generalizzazione (pratica comune anche per la guerra in Ucraina) e questo non fa ovviamente eccezione. Si continuano a citare Israele e i Palestinesi come fossero esseri senzienti: nella realt\u00e0\u00a0 dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte ci sono milioni di persone tra le quali ci sono miserabili macellai, ci sono personaggi dal genuino spirito pacifico e pacifista e ci sono pragmatici che capiscono perfettamente che con la guerra non si va da nessuna parte. La guerra purtroppo d\u00e0\u00a0 visibilit\u00e0\u00a0 pi\u00f9 ai primi che ai secondi e ai terzi, ma i secondi e i terzi ci sono, tanti e su entrambi i fronti. E&#8217; significativo che la maggioranza degli israeliani risultino favorevoli ad un compromesso, ma al governo di Israele ci sia un falco come Netanyahu che ormai non si fida nemmeno pi\u00f9 del governo americano. E&#8217; altrettanto significativa l&#8217;evidenza che uno degli\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/giovannifontana\/2014\/07\/23\/hamas-perche-si-comporta-cosi-fatah\/\">scopi della guerra<\/a>\u00c2\u00a0sia proprio, per Hamas,\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/internazionale\/2014\/07\/17\/news\/israele-e-palestina-perche-vince-la-guerra-1.173518\">recuperare il consenso in caduta verticale nel territorio di Gaza<\/a>. Insomma si mobilita il fronte esterno per sostenere il fronte interno, vecchia storia&#8230;<br \/>\nCome accennato la reazione dell&#8217;opinione pubblica nostrana \u00e8 di dividersi in modo abbastanza rigido tra proisraeliani e propalestinesi, con toni spesso accesi e violenti. In tal modo non facciamo altro che estendere il conflitto militare a conflitto di opinione senza nemmeno un passetto avanti. L&#8217;esperienza che ognuno di noi fa quando si accende una lite tra due membri della nostra famiglia \u00e8 che schierarsi a favore dell&#8217;uno o all&#8217;altro serve solo ad estendere il conflitto, non a risolverlo. Eppure \u00e8 un&#8217;esperienza che evidentemente non mettiamo a frutto quando si tratta di argomentare su un conflitto militare.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/twitter.com\/hashtag\/jewsandarabsrefusetobeenemies\" title=\"Israele e Palestina\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/israelepalestina_lovers.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"israelepalestina_lovers.jpg\" width=\"350\" \/><\/a>Che fare quindi? Questa \u00e8 la domanda pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 appianare un conflitto richiede un processo dialettico e culturale che non si costruisce dall&#8217;oggi al domani. Pu\u00f2 servire una forza di interposizione internazionale? Ha funzionato di rado e funziona solo per interrompere i combattimenti, ma non serve a costruire una convivenza che \u00e8, come al solito, l&#8217;unica soluzione praticabile. Come possiamo aiutare questa costruzione dal nostro stivale italico? Certamente non farneticando di nazismo o di terrorismo, ma magari ricordando che ci sono moltissimi uomini e donne in quella terra, palestinesi e israeliani, che non ne possono pi\u00f9 della guerra, che non ne possono pi\u00f9 di Netanyahu e di Hamas, uomini e donne a cui non importa nulla della religione e della lingua del loro vicino di casa, ma importa solo di poterci vivere pacificamente. Forse se dessimo la parola a costoro pi\u00f9 che a\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.radio24.ilsole24ore.com\/notizie\/lazanzara\/2014-07-17\/gianni-vattimo-contro-israele-085403.php\">opinionisti di casa nostra<\/a>, capaci solo di imbracciare un armamentario dialettico da ultr\u00e0\u00a0, metteremmo un mattoncino per costruire una soluzione di pace. Quando cominceremo a vedere le cose in una prospettiva diversa, nella quale il conflitto non \u00e8 tra Israele e Palestina, ma, come spesso accade, tra \u00e9lite di governo che sulla guerra hanno costruito il loro potere e popoli costretti a vivere sotto le bombe, allora potremo forse essere un po&#8217; pi\u00f9 di aiuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando l&#8217;eterno conflitto israelo-palestinese ha avuto la sua ennesima escalation nella striscia di Gaza, la discussione sul tema ha riempito ogni area di pubblica discussione. Ci sono alcune caratteristiche del conflitto che lo rendono particolarmente adatto ad una conversazione, se non ad una discussione, spesso anche accesa. 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