{"id":1687,"date":"2014-06-05T20:38:47","date_gmt":"2014-06-05T18:38:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1687"},"modified":"2014-06-05T19:44:54","modified_gmt":"2014-06-05T17:44:54","slug":"guai-ai-vincitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2014\/06\/05\/guai-ai-vincitori\/","title":{"rendered":"Guai ai vincitori"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/trapattoni_platini_poster.jpg\" title=\"Trapattoni e Platini\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/trapattoni_platini_poster.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"trapattoni_platini_poster.jpg\" width=\"250\" \/><\/a>Sono passati trent&#8217;anni da quando, nel Maggio 1984, la Juventus di Michel Platini e Giovanni Trapattoni si laureava campione raggiungendo il ventunesimo scudetto (allora non c&#8217;erano ancora diverse scuole di pensiero sul numero esatto) della storia bianconera, dopo una prolungata sfida con la Roma. In quella stessa stagione le due squadre avevano entrambe raggiunto la finale nelle competizioni europee a cui avevano rispettivamente partecipato. La Juventus aveva <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Z8ow6U8k-2M\">vinto la sua<\/a> conquistando l&#8217;unica Coppa delle Coppe della sua storia, mentre la Roma era stata <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0yVQ8vhJapM\">superata in casa propria<\/a> dal Liverpool, nel modo pi\u00f9 beffardo: ovvero dopo i calci di rigore. Era un calcio italiano reduce da anni bui per le squadre di club, quelli dell'&#8221;autarchia&#8221;, ovvero la proibizione di acquistare giocatori stranieri, provvedimento che fu preso dopo la <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yhiYjKWsMq4\">disfatta<\/a> ai mondiali del 1966 e che resistette fino al 1980. Se la cosa aveva giovato alla Nazionale, capace di giungere seconda ai mondiali del 1970, quarta a quelli del 1978 e vincere quelli dell&#8217;1982, non aveva certo giovato alle squadre di club che erano riuscite una sola volta, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zTpjK9FWDoQ\">con la Juventus<\/a> nella Coppa UEFA del 1977, a vincere una competizione europea giocando senza stranieri. In pochi anni per\u00f2 il ritorno degli stranieri aveva riproiettato anche i club italiani in vetta all&#8217;Europa calcistica, d&#8217;altra parte tutti i massimi protagonisti dei mondiali del 1982 giocavano gi\u00e0\u00a0 o giunsero in Italia negli anni successivi: Falcao, Platini, Boniek, Rummenigge, Briegel, Zico, Maradona. Inizi\u00f2 cos\u00ec un ciclo straordinario per le nostre squadre. Tra la finale persa ad Atene dalla Juve nel 1983 e quella vinta a Madrid dall&#8217;Inter ventisette anni dopo, l&#8217;Italia dar\u00e0\u00a0 ben diciassette finaliste alla massima manifestazione europea per club (che nel frattempo aveva cambiato nome da Coppa dei Campioni a Champions League), oltre che quattordici finaliste alla Coppa UEFA (rinominata poi Europa League) e sei finaliste alla scomparsa Coppa delle Coppe.<br \/>\nSono passati trent&#8217;anni e anche oggi siamo qui a commentare un Campionato in cui la Roma ha inseguito vanamente la Juventus. Purtroppo nel frattempo quel ciclo \u00e8 finito: per il quarto anno consecutivo le nostre squadre non hanno nemmeno raggiunto la semifinale di Champions (non succedeva dal 1977) e ci dobbiamo accontentare della semifinale raggiunta quest&#8217;anno dalla Juve in Europa League, trofeo nel quale non abbiamo mai raggiunto nemmeno la finale.<br \/>\nE&#8217; chiaro che in un momento cos\u00ec buio cedere ai trionfalismi pu\u00f2 suonare eccessivo; \u00e8 chiaro che il fatto che la Juventus domini oggi il calcio italiano ha molto a che fare con il livello medio molto basso dello stesso; \u00e8 altrettanto per\u00f2 incomprensibile e ingiustificabile dal mio punto di vista il modo in cui il calcio italiano ha accolto l&#8217;impresa che la Juve ha compiuto superando la storica soglia dei 100 punti e lasciando indietro i secondi di ben 17 lunghezze. La Juventus ha dovuto far fronte, con un organico non sterminato, ad un Campionato infinito come \u00e8 quello a 20 squadre ed ad una competizione altrettanto lunga e impegnativa com&#8217;\u00e8 l&#8217;Europa League e forse, non fosse stato per Giove Pluvio, che ha pensato bene di rendere scivolosa la trincea eretta allo Stadium dal Benfica, sarebbe forse arrivato anche questo trofeo. E il bello \u00e8 che la Juve non l&#8217;ha fatto facendo spese da nababbo, ma comprando Llorente a parametro zero e spendendo per Tevez poco di pi\u00f9 di quanto incassato cedendo Giaccherini. D&#8217;altronde nella sua storia, se non andiamo indietro ai tempi delle pazzie fatte per Tardelli e per Vialli, la Juventus ha raramente fatto spese pazze e forse anche per questo di rado \u00e8 riuscita a vincere due trofei nello stesso anno.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/foto10.jpg\" title=\"Festa scudetto in Via Po a Torino\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/foto10.jpg\" class=\"floatleft\" alt=\"foto10.jpg\" width=\"350\" \/><\/a>Eppure ancora nelle ultime settimane le polemiche contro la Juventus sono infuriate, giungendo al paradosso della folle bufera mediatica circa la convocazione di Chiellini per i mondiali, osteggiata da parte dell&#8217;opinione pubblica per la presunta gomitata a Pjanic in un un impeto autolesionistico memorabile. Quando un giudice sportivo sente su di s\u00e9 una tale pressione da indurlo a prendere un provvedimento che poi il Commissario Tecnico della Nazionale <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/sport\/calcio\/2014\/05\/12\/prandelli-gesto-chiellini-non-violento_9ecbe676-6267-453e-acf7-4d678005ad79.html\">si trova a dover sbugiardare<\/a> qualcosa che non va c&#8217;\u00e8. Eppure nella stagione non ci sono stati episodi arbitrali particolarmente ecclatanti, come successo magari in altri anni, n\u00e9 altro genere di polemiche particolarmente accese, tali da giustificare questo livello di aggressivit\u00e0\u00a0 mediatica che invece per tutto l&#8217;anno ha investito il calcio italiano e la Juventus in particolare. Ancora oggi a Roma c&#8217;\u00e8 chi \u00e8 convinto nonostante tutto che la Roma fosse la pi\u00f9 forte e quando gli arbitri non hanno fornito alibi sufficienti si sono invocate misteriose <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/sport\/calcio\/serie-a\/roma\/2014\/01\/05\/news\/roma_de_sanctis_juve_piu_forte_grazie_al_sistema_italia_-75205477\/\">cause sistemiche<\/a> per giustificare le proprie sconfitte. Certo, la brutta abitudine di attribuire a cause esterne le proprie sconfitte \u00e8 abbastanza diffusa. Anche il Torino ha pianto miserie a lungo per presunte persecuzioni arbitrali, prima di vedersi offrire su un piatto d&#8217;argento l&#8217;Europa League ben due volte, prima con un <a href=\"http:\/\/www.calciomercato.it\/news\/277286\/LA-MOVIOLA-DI-CMIT-Dubbi-sui-contatti-Cuadrado-Vives-e-Cerci-Roncaglia-De-Sciglio-interviene-sul-pallone.html\">rigore dubbio<\/a> concesso a Firenze all&#8217;ultimo secondo della decisiva ultima giornata dal tanto bistrattato Rizzoli (sbagliato da Cerci) e poi da una sentenza che ha penalizzato il Parma. Nemmeno poi l&#8217;Inter \u00e8 sfuggita alla tentazione di <a href=\"http:\/\/www.tuttosport.com\/calcio\/2014\/03\/28-289980\/Serie+A+Inter,+Mazzarri+contro+gli+arbitri\">attribuire a cause esterne<\/a> la sua infelice annata.<br \/>\nQui per\u00f2 si \u00e8 andati spesso oltre alla mera recriminazione arbitrale, arrivando a negare quel rispetto dell&#8217;avversario che \u00e8 regola alla base di ogni competizione sportiva. Ho visto recentemente la finale di Europa League allo Stadium ed ero posizionato nella parte pi\u00f9 esterna della Curva Nord, in una zona di confine tra i sostenitori del Siviglia e quelli del Benfica. Ho assistito ad un tifo entusiasta, rumoroso e caldissimo, con tutta la partecipazione emotiva che anche da noi c&#8217;\u00e8 alla partita di calcio. Per\u00f2 non ho visto gesti antipatici, non ho sentito insulti n\u00e9 fischi rivolti agli avversari (giocatori o tifosi che fossero), anzi calorosi applausi reciproci al momento della premiazione. Ho visto una consapevolezza di quello che una competizione sportiva \u00e8 nella sua essenza, che da noi pare sparito. E&#8217; come se il tifo ultr\u00e0\u00a0, con l&#8217;enorme potere che ha acquisito, come testimoniato dai fatti della finale di Coppa Italia, avesse contagiato con il suo modo di vivere il calcio tutto il sistema.<br \/>\nDovremmo riprendere la consapevolezza che quando parliamo di calcio stiamo parlando di un gioco, bello, divertente, appassionante, ma appunto un gioco. Attribuire al gioco una simbologia che ne faccia un punto di spartiacque tra bene e male, buoni e cattivi, giusti e ingiusti \u00e8 sciocco e puerile. Altrettanto sciocco e puerile \u00e8 cedere alla tentazione di attribuire ogni esito che non ci garba ad un oscuro complotto, per giunta quando ogni evidenza dice il contrario. L&#8217;uno e l&#8217;altro atteggiamento ci portano poi a rintracciare in una sconfitta un oscuro disegno attraverso il quale il male ha sconfitto il bene e quindi non riconoscervi alcuna legittimit\u00e0\u00a0. Ogni tanto noi tifosi ci cadiamo un po&#8217; tutti, per carit\u00e0\u00a0, ma giova riconoscerlo e farci sopra una buona dose di autocritica.<br \/>\n&#8220;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vae_victis\">Guai ai vinti<\/a>&#8220;, diceva Brenno sprezzante ai romani sconfitti. Guai ai vincitori \u00e8 quello che spesso purtroppo risuona nei discorsi di casa nostra sul calcio e su altro, e questo anche di fronte alla vittoria pi\u00f9 netta e indiscutibile. Il campionato spagnolo \u00e8 stato deciso all&#8217;ultima giornata dalla sfida tra le prime due, Atletico Madrid e Barcelona, in casa di quest&#8217;ultima. Un <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xheN9plspa8\">lungo applauso del pubblico catalano<\/a> ha salutato a fine gara i madrileni, laureatisi campioni. Succeder\u00e0\u00a0 mai anche in Italia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati trent&#8217;anni da quando, nel Maggio 1984, la Juventus di Michel Platini e Giovanni Trapattoni si laureava campione raggiungendo il ventunesimo scudetto (allora non c&#8217;erano ancora diverse scuole di pensiero sul numero esatto) della storia bianconera, dopo una prolungata sfida con la Roma. 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