{"id":1474,"date":"2012-12-01T11:16:40","date_gmt":"2012-12-01T09:16:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1474"},"modified":"2012-12-01T11:16:40","modified_gmt":"2012-12-01T09:16:40","slug":"quando-la-juve-perse-il-suo-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/12\/01\/quando-la-juve-perse-il-suo-stile\/","title":{"rendered":"Quando la Juve perse il suo stile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Edoardo_Agnelli.jpg\" title=\"Edoardo Agnelli\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/edoardo_agnelli.jpg\" class=\"floatright\" width=\"200\" \/><\/a>Il termine &#8220;Stile Juventus&#8221; ha un&#8217;origine incerta ma molto lontana nel tempo. Giovanni Agnelli (nonno del popolare Avvocato) negli anni venti parlava gi\u00e0\u00a0 di &#8220;Eleganza, professionalit\u00e0\u00a0 e mentalit\u00e0\u00a0 vincente&#8221;. Poi il protocollo \u00e8 diventato, negli anni successivi, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Quinquennio_d%27oro\">Semplicit\u00e0\u00a0, Seriet\u00e0\u00a0, Sobriet\u00e0\u00a0<\/a>. Ma la sostanza dello &#8220;Stile Juventus&#8221; ha sempre risieduto in un modello di comportamento efficace e operoso, ma con tono sempre sommesso, che \u00e8 tipico della cultura tradizionale piemontese, dalla figura storica (seppur discretamente romanzata) di Pietro Micca a quella letteraria di Mons\u00f9 Travet, modello che nell&#8217;alta borghesia sabauda si \u00e8 sempre mescolata ad una certa aria seriosamente altezzosa. Nel passato pi\u00f9 recente questo modello fu impersonificato da Gianpiero Boniperti: prima, da giocatore, capitano di lungo corso e recordman di presenze e gol, e poi da Presidente, protagonista di un periodo di grandi successi. Nonostante il suo ruolo da primadonna (che gli valse il nomignolo di Marisa) era poco incline alle interviste, alle esibizioni pubbliche, poco propenso alle polemiche e ai battibecchi, restio ad offrire la squadra ai media come fece negli anni &#8217;80, vietando ai suoi giocatori la partecipazione al Processo del luned\u00ec antesignano dei talkshow calcistici. Poi arrivarono personaggi meno eleganti, come il duo Moggi e Giraudo, ma l&#8217;approccio della casa madre rimaneva simile: poca presenza mediatica, poche polemiche, se l&#8217;arbitro ci danneggia meglio mantenere bassi i toni e cos\u00ec via, anche se c&#8217;era chi mordeva i freni la famiglia invitava a tenersi in disparte. Per\u00f2 il mondo attorno alla Juventus era cambiato nel frattempo: da una parte la sobriet\u00e0\u00a0 e la semplicit\u00e0\u00a0 non erano pi\u00f9 valori particolarmente popolari, dall&#8217;altra la famiglia Agnelli non aveva pi\u00f9 la centralit\u00e0\u00a0 nella vita pubblica italiana che aveva avuto. Era diventato sempre pi\u00f9 importante apparire, esibirsi, esserci.\u00c2\u00a0 Perch\u00e9 se non c&#8217;eri erano gli altri a parlare e quello che gli altri dicevano diventava l&#8217;unica verit\u00e0\u00a0; peraltro, a differenza del passato, nessuno si faceva problemi ad attaccare Casa Agnelli, anche perch\u00e9 protetto da padrini di pari se non maggior peso.<br \/>\nMolti per\u00f2 non si rassegnavano ai tempi, nemmeno le bufere mediatiche sempre pi\u00f9 forti e dirompenti li preoccupavano, nella convinzione che alla fine i fatti avrebbero premiato la sobria operosit\u00e0\u00a0 juventina. Venne poi il 2006 e la retrocessione in Serie B e molti, moltissimi, cominciarono a dubitare. All&#8217;inizio ci si autopercosse, si pens\u00f2 che davvero dovevamo averla fatta grossa, ma poi si diffusero i primi dubbi sull&#8217;inchiesta, le prime rivelazioni scomode sulla Calciopoli degli altri, quella di cui nessuno voleva parlare, e allora molti hanno cominciato a convincersi che, se disparit\u00e0\u00a0 di trattamenti c&#8217;era stata, se l&#8217;inchiesta era andata in una sola direzione, finendo per scambiare un diffuso malcostume per frode, era anche perch\u00e9 quello scenario assecondava un immaginario collettivo e quell&#8217;immaginario collettivo si era creato perch\u00e9 negli anni nessuno si era preoccupato di difendere l&#8217;immagine della Juventus. I fatti non potevano bastare pi\u00f9, difendere l&#8217;immagine era diventato altrettanto importante, e non difendere la propria immagine era il miglior viatico per il disastro. Se in quel frangente si diffusero le voci di un complotto della famiglia Agnelli volto a spodestare Moggi e Giraudo \u00e8 anche perch\u00e9 sembrava impensabile che la famiglia Agnelli avesse consentito che tutto ci\u00f2 accadesse, ma anche qui si comprese che l&#8217;Italia del duemila era un Italia in cui la famiglia Agnelli valeva quanto altre. Lo juventino si scopr\u00ec insospettabilmente vulnerabile. Vulnerabile perch\u00e9 privo di un sistema mediatico asservito, come le altre rivali, vulnerabile perch\u00e9 privo di un potere politico-economico egemone, ed \u00e8 quando ti scopri vulnerabile che stile ed eleganza fanno pi\u00f9 fatica a sopravvivere.<br \/>\nEra sempre pi\u00f9 evidente che l&#8217;assenza dai media, il rifiutarsi si ribattere, aveva lasciato campo libero a chi vendeva una verit\u00e0\u00a0 diversa e aveva propiziato quella caccia alle streghe che aveva portato alla cancellazione della Juventus. C&#8217;era per\u00f2 ancora qualche duro e puro che resisteva, che sosteneva che aveva sbagliato Moggi, che la Juve non poteva che essere ancora quella di Boniperti, arriv\u00f2 alfine la vicenda Conte a togliere gli ultimi dubbi, a convincere anche gli ultimi stoici a scendere dalla montagna e a gettarsi nell&#8217;arena a combattere con tutti gli altri.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/conte-calcioscommesse_2.jpg\" title=\"conte-calcioscommesse_2.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/conte-calcioscommesse_2.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"conte-calcioscommesse_2.jpg\" width=\"300\" \/><\/a>Eh s\u00ec, perch\u00e9 lo stile oggi bisogna poterselo permettere, l&#8217;Italia non \u00e8 pi\u00f9 quella in cui la famiglia Agnelli dettava legge, oggi altri gruppi, di pari se non superiore consistenza, contendono agli Agnelli il potere nell&#8217;economia come nel calcio, e la battaglia si gioca anche e soprattutto di fronte all&#8217;opinione pubblica e non la si pu\u00f2 combattere con il fioretto perch\u00e9, come Bossi prima e Grillo poi ci hanno insegnato, l&#8217;Italia di oggi al fioretto preferisce la clava. E allora ecco la Juve cambiare volto, diventare rissosa, polemica, pronta a rispondere colpo su colpo. E anche i tifosi sono cambiati: una volta alla provocazione sugli arbitri rispondevano con indifferenza, rimproverando agli altri di sapersi solo attaccare a questi alibi, oggi reagiscono con i dossier, sciorinando tabelle, statistiche e studi, riempiendo i forum di proteste contro televisioni, stampa e altre fonti ritenute faziose. Insomma lo stile, la sobriet\u00e0\u00a0, i toni sommessi non ci sono pi\u00f9, Giovanni Agnelli si rivolta nella tomba e Boniperti non cela il suo disgusto.<br \/>\nAnche chi scrive non nasconde la sua nostalgia per i tempi in cui bastava fare spallucce, in cui i tifosi bianconeri non avevano bisogno di contrapporre propri alibi agli alibi altrui, ma la verit\u00e0\u00a0 \u00e8 che la Juve e, di riflesso, i suoi sostenitori, ci ha messo fin troppo tempo ad adeguarsi ai tempi, ha capito con ritardo che era ora di disfarsi di un complesso di superiorit\u00e0\u00a0 ormai anacronistico. Intendiamoci, i recenti sviluppi di Milan-Juve dimostrano che c&#8217;\u00e8 sempre una differenza, che in circostanze analoghe la Juve sa ancora essere un passo avanti agli altri, ma oggi quel passo in pi\u00f9 lo deve mostrare, lo deve esibire, non basta pi\u00f9 esserlo soltanto. Alessio deve sottolineare in tv, come ha giustamente fatto, che se l&#8217;errore fosse stato in direzione opposta si sarebbe scatenato il finimondo, lasciando intendere quanto sbilanciata sia l&#8217;informazione &#8220;mainstream&#8221;. Lasciare questa constatazione all&#8217;acume del pubblico sarebbe oggi un errore.<br \/>\nE&#8217; la legge della modernit\u00e0\u00a0 che ci dice che \u00e8 vero solo ci\u00f2 che appare o che traspare. Se \u00e8 vero che stile \u00e8 differenziarsi, non si pu\u00f2 negare che \u00e8 stile anche apparire, esibirsi, ma con forma e contenuti diversi rispetto agli altri: \u00e8 solo uno stile diverso da quello di Boniperti. Chi rimpiange lo &#8220;Stile Juventus&#8221; deve rassegnarsi che \u00e8 stile anche questo, stile terzo millennio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il termine &#8220;Stile Juventus&#8221; ha un&#8217;origine incerta ma molto lontana nel tempo. 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