{"id":1450,"date":"2012-10-09T08:03:48","date_gmt":"2012-10-09T06:03:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1450"},"modified":"2012-10-09T08:04:37","modified_gmt":"2012-10-09T06:04:37","slug":"laltra-casta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/10\/09\/laltra-casta\/","title":{"rendered":"L&#8217;altra casta"},"content":{"rendered":"<p>Da anni una delle pi\u00f9 delle pi\u00f9 comuni letture della vita pubblica italiana \u00e8 quella della &#8220;Casta&#8221; ovvero la rappresentazione della classe politica come di un gruppo intento prima di tutto a difendere i propri privilegi e, solo secondariamente, a svolgere il proprio ruolo. Le stesse caratteristiche per\u00f2 le possiamo trovare in realt\u00e0\u00a0 in molti altri contesti e altre professioni. Da un po&#8217; di tempo noto tuttavia che in pochi casi tale fenomenologia sia cos\u00ec sviluppata come nell&#8217;ambito della professione giornalistica.<br \/>\nL&#8217;opinione pubblica non manca di indignarsi (giustamente) quando scopre che, di fronte ad una richiesta di autorizzazione a procedere per un deputato, di fronte ad un&#8217;inchiesta sulla politica, si crea spesso un fronte difensivo trasversale di esponenti dei diversi partiti pronti a brandire lo scudo dell&#8217;immunit\u00e0\u00a0 o a sfruttare tutta la propria visibilit\u00e0\u00a0 mediatica per attaccare la &#8220;magistratura politicizzata&#8221;, questo indipendentemente dall&#8217;appartenenza politica o da ogni analisi del caso specifico. Eppure anche quando in questi giorni \u00e8 stata resa definitiva la condanna del direttore de Il Giornale Sallusti a 14 mesi di reclusione, lo stesso fenomeno si \u00e8 manifestato all&#8217;interno del mondo della stampa: un&#8217;adesione trasversale alle ragioni del giornalista, in nome della libert\u00e0\u00a0 di stampa, caratterizzata da un&#8217;analisi molto superficiale, per non dire nulla <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2012\/09\/26\/news\/il_caso-43359677\/\">dei fatti<\/a>.<br \/>\nI fatti sono i seguenti: il 17 Febbraio del 2007 il quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; pubblica, con scarsissima professionalit\u00e0\u00a0, <a href=\"http:\/\/archivio.lastampa.it\/LaStampaArchivio\/main\/History\/tmpl_viewObj.jsp?objid=7518525\">un articolo <\/a>(scritto tra l&#8217;altro abbastanza male) nel quale si parla di una ragazza che era stata ricoverata all&#8217;ospedale Regina Margherita di Torino in stato di shock a causa dell&#8217;aborto impostogli, apparentemente contro la sua volont\u00e0\u00a0, dai genitori e dal giudice del Tribunale dei Minori. La giornalista Grazia Longo raccoglie il parere, probabilmente un po&#8217; avventato, del primario, insieme agli sfoghi della ragazzina e lo riporta come fosse una notizia. Pressata dalle <a href=\"http:\/\/www.agi.it\/in-primo-piano\/notizie\/201209270933-ipp-rt10056-sallusti_cassazione_13enne_costretta_ad_abortire_notizia_falsa\">rettifiche<\/a> pubblicate dall&#8217;ANSA, La Stampa gi\u00e0\u00a0 il giorno dopo <a href=\"http:\/\/archivio.lastampa.it\/LaStampaArchivio\/main\/History\/tmpl_viewObj.jsp?objid=7520767\">rettificava<\/a> indicando che, contrariamente a quanto sostenuto, la ragazza aveva dato il suo consenso all&#8217;aborto, e che nessuna costrizione era venuta dal giudice, interpellato solo per aggirare la necessit\u00e0\u00a0 del consenso del padre, tenuto all&#8217;oscuro della vicenda. Il presidente del Tribunale di Torino, Mario Barbato, invier\u00e0\u00a0 poi una lettera al quotidiano torinese in cui chiarir\u00e0\u00a0 ulteriormente la situazione.<br \/>\nSuccessivi approfondimenti rivelavano contorni certamente molto complessi, i genitori (in  realt\u00e0\u00a0 adottivi) erano separati, la ragazza aveva dei problemi  caratteriali pregressi e il trauma dell&#8217;aborto li ha solo accentuati.  Insomma una vicenda talmente complessa e drammatica, che il solo  pronunciarsi sulla stessa (in qualunque modo) pu\u00f2 essere dimostrazione  di scarsa sensibilit\u00e0\u00a0. Nel frattempo per\u00f2 Il Giornale aveva pubblicato <a href=\"http:\/\/rassegna.camera.it\/chiosco_new\/pagweb\/getPDFarticolo.asp?currentArticle=DHQW1\">il pezzo<\/a> di un anonimo Dreyfus (poi rivelatosi essere il famigerato <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Renato_Farina\">Renato Farina<\/a>) il quale, dando per certe le prime notizie, si scagliava contro giudice e genitori invocando per costoro niente meno che la pena di morte. Si pu\u00f2 pensare quello che si vuole del contenuto dell&#8217;articolo e della maledizione scagliata verso i malcapitati, ma alla base dell&#8217;articolo c&#8217;era una notizia innegabilmente falsa. Come reagiva allora la redazione de Il Giornale? Scuse? Giammai&#8230; Rettifiche? Nemmeno quelle&#8230; Alla fine Sallusti, quale Direttore Responsabile, si beccava una bella denuncia per diffamazione ma anche l\u00ec, nemmeno una scusa, un &#8220;mi dispiace&#8221; di aver contribuito a mettere in croce chi di croci ne aveva gi\u00e0\u00a0 abbastanza. Alla fine di questa aberrante storia arrivava quindi una condanna che ha determinato una <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/interni\/sallusti-condannato-fnsi-sentenza-sconvolgente-841036.html\">levata di scudi<\/a> della stampa italiana.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/sallusti-340x483.jpg\" title=\"sallusti-340x483.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/sallusti-340x483.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"sallusti-340x483.jpg\" width=\"250\" \/><\/a> Sallusti non \u00e8 propriamente un galantuomo e non credo stia simpaticissimo a quelli che non condividono le sue aderenze politiche, eppure anche un giornalista decisamente a lui non vicino come Ezio Mauro parla di &#8220;<em>sentenza scandalosa<\/em>&#8221; e aggiunge &#8220;<span class=\"entry-content\"><em>Non si pu\u00f2 andare in galera per un&#8217;opinione, anzi per il mancato controllo su un&#8217;opinione altrui<\/em>&#8220;. Se ragioniamo in termini di contrapposizione politica tenderemmo quasi a fidarci di Mauro e a prendere per buona la sua versione. Purtroppo per Mauro e per quelli che, come lui, sono corsi al capezzale del collega condannato, la sentenza non ha nulla a che vedere con l&#8217;espressione di un&#8217;opinione e il mancato controllo non \u00e8 stato su un&#8217;opinione ma su una notizia. L&#8217;invettiva contro i presunti rei (questa s\u00ec un&#8217;opinione per quanto aberrante) avrebbe potuto semmai configurare l&#8217;istigazione alla violenza o apologia di reato ma non certo la diffamazione che \u00e8 invece oggetto della condanna. Il reato di <a href=\"http:\/\/www.odg.mi.it\/node\/30855\">diffamazione<\/a>, per il quale Sallusti \u00e8 stato condannato, \u00e8 scattato invece a causa della diffusione di una notizia falsa e della mancata rettifica successiva. Si tratta semplicemente di un&#8217;evidente violazione della pi\u00f9 elementare deontologia professionale. Sarebbe come se un ingegnere che ha firmato il progetto di uno stabile poi crollato consideri il reato che gli viene contestato come un reato d&#8217;opinione, perch\u00e9 lui aveva espresso l'&#8221;opinione&#8221; che lo stabile era ben progettato. Mi dispiace per Sallusti e per i giornalisti che gli tengono bordone ma chi scriva su un giornale ha una responsabilit\u00e0\u00a0 enorme e quanto scrive pu\u00f2 fare danni paragonabili a quelli che pu\u00f2 fare un ingegnere civile malaccorto. E allora \u00e8 giusto, anzi doveroso, che quando quei danni sono legati ad una manchevolezza nell&#8217;espletamento del proprio dovere professionale, il giornalista ne risponda penalmente. Qui per di pi\u00f9 la manchevolezza \u00e8 talmente reiterata da far pensare che sia intenzionale e studiata, per affermare una condizione di intangibilit\u00e0\u00a0 che, da cittadino, non mi sento di accettare.<br \/>\nQuello che per\u00f2 pi\u00f9 mi colpisce non <\/span>\u00e8 la difesa scomposta di Sallusti, ma la rivolta corporativa. Mi pare inverosimile che ognuno dei tanti giornalisti tutt&#8217;altro che vicini a Sallusti che si \u00e8 ribellato alla sentenza e che ha chiamato in causa un presunto &#8220;reato d&#8217;opinione&#8221; fosse non informato sui fatti. Ho piuttosto l&#8217;impressione che la maggioranza di costoro siano spinti (scientemente o forse inconsciamente, chiss\u00e0\u00a0&#8230;) a violentare la realt\u00e0\u00a0 dei fatti in nome di un superiore interesse corporativo sentito come talmente primario da far perdere di vista i contorni e i vincoli che la professione di giornalista comporta. Anche qui l&#8217;analogia con l&#8217;autodifesa che spesso la politica mette in atto, invocando valori supremi, per difendere meri privilegi, risulta immediata. L&#8217;unica differenza, preoccupante, \u00e8 che se il corporativismo della politica \u00e8 un malcostume che spesso viene denunciato dal sistema dell&#8217;informazione, mi vien da chiedermi chi denuncer\u00e0\u00a0 il corporativismo dell&#8217;informazione. Bella domanda&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni una delle pi\u00f9 delle pi\u00f9 comuni letture della vita pubblica italiana \u00e8 quella della &#8220;Casta&#8221; ovvero la rappresentazione della classe politica come di un gruppo intento prima di tutto a difendere i propri privilegi e, solo secondariamente, a svolgere il proprio ruolo. 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