{"id":1448,"date":"2012-09-28T21:27:05","date_gmt":"2012-09-28T19:27:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1448"},"modified":"2012-09-28T19:18:07","modified_gmt":"2012-09-28T17:18:07","slug":"i-due-regolamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/09\/28\/i-due-regolamenti\/","title":{"rendered":"I due regolamenti"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; ben noto che l&#8217;italiano presenta una relazione sempre problematica con le regole. Uno dei rimedi che spesso adotta per farsi una ragione del fatto che esista il concetto di regola \u00e8 crearne due diverse: una che vale per s\u00e9 stesso e una che vale per gli altri. Cos\u00ec l&#8217;italiano riesce a trovare accettabile passare con il rosso ma strombazzer\u00e0\u00a0 e svillaner\u00e0\u00a0 chi gli tagli la strada quando ha il verde, trover\u00e0\u00a0 accettabile lasciare che il proprio cane si liberi sul marciapiede, ma maledir\u00e0\u00a0 il padrone del cane il cui bisogno ha pestato, proprio con le scarpe nuove. Siccome l&#8217;italiano medio \u00e8 anche appassionato di calcio non mancher\u00e0\u00a0 di applicare questo approccio alla sua passione per il pallone, spesso introducendo ai primi due regolamenti (quello per la propria squadra e quello per le altre) un terzo regolamento, quello per la squadra antipatica, la rivale cittadina o comunque l&#8217;avversario diretto.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/conte-segue-i-suoi-in-tribuna.jpg\" title=\"Conte in tribuna\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/conte-segue-i-suoi-in-tribuna.jpg\" alt=\"conte-segue-i-suoi-in-tribuna.jpg\" class=\"floatright\" width=\"250\" \/><\/a>Mi sucscita tutto questo ragionare l&#8217;acceso dibattito calcistico di questo periodo circa il posizionamento dell&#8217;allenatore della Juventus Conte, squalificato dalla giustizia sportiva per dieci mesi, per omessa denuncia, in circostanze di cui questo blog <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/?p=1430\">ha gi\u00e0\u00a0 parlato<\/a>. Da che calcio \u00e8 calcio la squalifica dell&#8217;allenatore ha in realt\u00e0\u00a0 poca rilevanza, questo proprio perch\u00e9 la giurisdizione della Federazione \u00e8 limitata al cosiddetto &#8220;recinto di gioco&#8221;, ovvero al campo e alla zona, larga qualche metro, che circonda il campo e che \u00e8 delimitata solitamente da un recinto nei campi dilettantistici o dagli spalti negli stadi (zona dove infatti possono accedere solo i tesserati abilitati a farlo). La Federazione non ha giurisdizione su quanto accade sugli spalti e tantomeno accade durante la settimana nei campi di allenamento delle varie squadre, mentre il ruolo dell&#8217;allenatore si esplica soprattutto negli  allenamenti in settimana, nel preparare tecnicamente la partita, molto  di meno durante lo svolgimento del gioco. Cos\u00ec stando le cose non c&#8217;\u00e8 nessuna regola federale che possa impedire ad un allenatore squalificato di osservare la partita dalle tribune n\u00e9 tantomeno di partecipare agli allenamenti o addirittura dirigerli, n\u00e9 cos\u00ec \u00e8 mai stato nel passato. Al contrario c&#8217;\u00e8 chi nel passato non ha cercato comunque di dirigere la squadra in campo, nonostante la squalifica, tramite messaggi alla panchina (comportamento invece vietato), ricevendo in <a href=\"http:\/\/www.goal.com\/it\/news\/2\/serie-a\/2010\/03\/10\/1826167\/a-venturato-non-piacciono-i-trattamenti-differenziati\">qualche caso<\/a> una sanzione <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/web\/notizie\/rubriche\/calcio\/2010\/03\/09\/visualizza_new.html_1731295495.html\">in altri no<\/a>, nella logica dei figli e figliastri abituale per la Federazione Gioco Calcio.<br \/>\nNessuno per\u00f2 si era mai sognato sinora di invocare l&#8217;inibizione ad un allenatore di andare in tribuna, n\u00e9 si era ribellato alla possibilit\u00e0\u00a0 che allenasse la squadra in settimana. Il panico in cui a fuoriuscita, dopo sei anni, dello scudetto dalla cerchia dei Navigli ha gettato il mondo dell&#8217;informazione ha per\u00f2 indotto molti commentatori ad assumere, nei confronti di Conte, il terzo regolamento di cui sopra ed ecco cominciare a diffondersi un po&#8217; di maretta sul tema. Zeman, che quando si tratta di fare il protagonista a spese altrui non si tira mai indietro, \u00e8 partito subito all&#8217;attacco <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/sport\/calcio\/serie-a\/roma\/2012\/08\/12\/news\/zeman_scommesse_conte-40827438\/\">sostenendo<\/a> che Conte non dovrebbe potere allenare la Juve nemmeno in settimana. Se qualcuno ha <a href=\"http:\/\/www.tuttosport.com\/calcio\/2012\/08\/13-206540\/Prandelli+risponde+a+Zeman%3A+Conte+deve+poter+allenare\">preso le distanze<\/a> dal boemo molti non l&#8217;hanno fatto e cos\u00ec l&#8217;indignazione a comando si \u00e8 propagata a valanga nel mondo del calcio ed ha portato un gruppo di tifosi fiorentini, alla vigilia del match con la Juve, a scrivere una <a href=\"http:\/\/www.violanews.com\/altre-news\/lettera-accvc-ad-abete-la-protezione-dei-furbetti\/\">lettera aperta<\/a> alla Federazione invocando un intervento della stessa per reprimere il comportamento &#8220;furbesco&#8221; di Conte, senza nemmeno rendersi conto che tale comportamento \u00e8 quello che ogni allenatore squalificato attua e invocare un trattamento diverso significa invocare per Conte una regolamento diverso da quello applicato a chiunque altro. Siccome per\u00f2 la sfrontatezza non ha limiti mi \u00e8 capitato Sabato Sera su Radio Uno di sentire i tre commentatori del programma Sabato Sport Marco Tardelli, Filippo Grassia e Emanuele Dotto concordare sul fatto che &#8220;<em>Se esiste una regola questava rispettata e quindi Conte non pu\u00f2 allenare la Juve in settimana<\/em>&#8220;. Ed ecco come per magia sorgere dal nulla il simulacro di una regola mai esistita, il tutto da commentatori nientedimeno che della RAI.<br \/>\nCome sempre ci sarebbe da ridacchiare, da riflettere con sarcastica serenit\u00e0\u00a0 sulla natura umana e su quella italiana. Si potrebbe fare tutto ci\u00f2, non fosse che questi signori elaborano le loro regole creative mentre sono profutamente stipendiati da denaro pubblico, compreso quello del canone televisivo. Ovvero, come tanti altri, sentono un mandato pubblico non come un&#8217;occasione per rendere un servizio alla collettivit\u00e0\u00a0, da interpretarsi con la massima seriet\u00e0\u00a0 e zelo, ma come un&#8217;occasione da non farsi sfuggire per spassarsela pagati dalla collettivit\u00e0\u00a0. Quello francamente fa meno ridacchiare e d\u00e0\u00a0 meno serenit\u00e0\u00a0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; ben noto che l&#8217;italiano presenta una relazione sempre problematica con le regole. Uno dei rimedi che spesso adotta per farsi una ragione del fatto che esista il concetto di regola \u00e8 crearne due diverse: una che vale per s\u00e9 stesso e una che vale per gli altri. 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