{"id":1437,"date":"2012-08-26T11:15:57","date_gmt":"2012-08-26T09:15:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1437"},"modified":"2012-09-11T15:48:07","modified_gmt":"2012-09-11T13:48:07","slug":"come-sopravvive-un-mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/08\/26\/come-sopravvive-un-mito\/","title":{"rendered":"Come sopravvive un mito"},"content":{"rendered":"<p>Se la modernit\u00e0\u00a0 ha cancellato il mito, nella sua formulazione originaria, cio\u00e8 come una narrazione sacra investita del compito di spiegare l&#8217;origine del mondo o di alcuni suoi aspetti e caratteristiche, il mito sopravvive nella sua estensione di significato che fa essere mito qualunque rappresentazione indimostrata della realt\u00e0\u00a0 che viene accolta fideisticamente da una comunit\u00e0\u00a0, senza che ci\u00f2 sia mai dimostrato. La complessit\u00e0\u00a0 della realt\u00e0\u00a0 ci porta a fare degli sconti al nostro razionalismo ed ad accettare narrazioni consolidate come veritiere senza porci grossi dubbi. Se il telegiornale ci racconta po&#8217; di volte di una famiglia investita da un guidatore in stato di ebrezza ci figuriamo che il primo problema della viabilit\u00e0\u00a0 siano i guidatori ubriachi, se leggiamo pi\u00f9 volte di maltrattamenti in un asilo ci figuriamo gli asili come popolati da orchi che brutalizzano i bambini: da un nucleo emozionale iniziale costruiamo il mito, prendendo sistematicamente in considerazione i soli casi che lo confermano e trascurando quelli che lo smentiscono.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/juvelupin.jpg\" title=\"Juve come Lupin\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/juvelupin.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"juvelupin.jpg\" width=\"250\" \/><\/a>Anche il calcio ha i suoi miti, anzi il calcio si nutre di miti, proprio perch\u00e9 non ha nulla di razionale e la pancia vuole miti, non verit\u00e0\u00a0. Oggi mi \u00e8 venuto voglia di parlare del mito per il quale la Juve \u00e8 la squadra italiana di calcio pi\u00f9 &#8220;simpatica&#8221; al sistema. Diciamola come la vogliamo ma quasi tutti gli appassionati di calcio non juventini pensano, con maggiore o minore convinzione, che un rigore a favore della Juve, un gol annullato ai suoi avversari, uno juventino che non viene squalificato, un qualunque evento in qualunque modo propizio alla squadra torinese, sia in realt\u00e0\u00a0, sottosotto, il frutto di una posizione di privilegio; direi addirittura che questo sia anche il pensiero di molti juventini che pure trovano che in fondo sia giusto cos\u00ec, vista la storia, la tradizione, il fascino della Juve. Come tutti i miti, relativamente pochi si chiedono quanto senso abbia e quale fondamento abbia: \u00e8 un mito e come tale resiste.<br \/>\nProvo a chiedermi come spiegherei a chi non conosca n\u00e9 il calcio n\u00e9 il nostro paese questo mito. Eh s\u00ec, perch\u00e9 la Juventus non \u00e8 n\u00e9 il Real Madrid, n\u00e9 il Barcellona: non ha sede n\u00e9 nella capitale ammistrativa n\u00e9 in quella economica, \u00e8 al contrario la squadra di una citt\u00e0\u00a0 come Torino, da molti anni geograficamente, economicamente e politicamente marginale nel nostro paese. E&#8217; vero che \u00e8 di propriet\u00e0\u00a0 della famiglia Agnelli, che \u00e8 anche proprietaria della principale industria italiana (60 miliardi di fatturato), ma \u00e8 anche vero che le principali concorrenti della Juventus, Inter e Milan, sono a loro volta di propriet\u00e0\u00a0 di gruppi economici con un peso fondamentale nel nostro paese. Dell&#8217;Inter sono proprietarie il gruppo Saras e il gruppo Pirelli (che assommano una ventina di miliardi di fatturato), mentre il Milan \u00e8 di propriet\u00e0\u00a0 del gruppo Fininvest (10 miliardi di fatturato). Se poi parliamo di potere politico non possiamo che ricordare che il Milan \u00e8 presieduto da Berlusconi, pi\u00f9 volte capo del governo italiano, mentre l&#8217;Inter \u00e8 presieduto da Massimo Moratti, cognato di Letizia Moratti pi\u00f9 volte ministro e a lungo sindaco di Milano. Non possiamo poi dimenticarci quanta capacit\u00e0\u00a0 di pressione abbia oggi chi detiene i media e che il gruppo Fininvest e Berlusconi sono proprietari del maggiore network televisivo privato, che la redazione della RAI sport ha sede a Milano, che la redazione sportiva di Sky ha sede a Milano, che la stragrande maggioranza dei quotidiani che circolano in Italia sono il prodotto di redazioni che hanno sede a Milano o Roma, ma certamente non a Torino.<br \/>\nQuando qualcosa non ha spiegazioni \u00e8 tempo di provare a chiedersi se poi \u00e8 davvero cos\u00ec e qui entriamo in un territorio accidentato per non dire ostile. Come fare a dimostrare una polarizzazione delle decisioni arbitrali, del giudice sportivo o di qualunque altra autorit\u00e0\u00a0? Qualche tentativo \u00e8 stato fatto (vedi <a href=\"http:\/\/www.ejoujo.eu\/moviola\/\">qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikinews.org\/wiki\/Calcio:_uno_studio_sui_rigori_nell%27era_Moggi\">qui<\/a>); negli anni &#8217;80 la Juve fece pubblicare un insieme di dati statistici su rigori a favore e contro per smentire ogni polarizzazione; anche recentemente qualcuno <a href=\"http:\/\/sport.panorama.it\/juventus-campione-d-Italia-2012\/DOSSIER-Rigori-nessuno-peggio-della-Juve-dopo-Calciopoli-Il-Milan-ne-ha-avuti-il-doppio\">ha fatto notare<\/a> che la Juve, dal 2006 ad oggi, ha avuto la met\u00e0\u00a0 dei rigori a favore che ha avuto il Milan, pur avendo segnato di pi\u00f9. In una parola nessuna statistica ha mai dimostrato polarizzazioni pro-Juventus e anzi molte suggeriscono l&#8217;esatto contrario. I calciofili per\u00f2 tendono a rimanere freddi di fronte a numeri e statistiche, il tifoso di calcio \u00e8 convinto che solo l&#8217;istinto d\u00e0\u00a0 una chiave di lettura affidabile del calcio, e qui torniamo all&#8217;importanza del mito e alla scarsa importanza della razionalit\u00e0\u00a0.<br \/>\nUn altro elemento di contestazione tipico nei confronti della Juventus \u00e8 il suo coinvolgimento in molti scandali: fu implicata nel Calcioscomesse del 1980, fu indagata per l&#8217;uso disinvolto di farmaci negli anni &#8217;90, fu addirittura retrocessa per la vicende di Calciopoli, e oggi viene indirettamente coinvolta nel nuovo calcioscommesse dal coinvolgimento di suoi tesserati, pur per fatti antecedenti all&#8217;arrivo in bianconero. I tifosi avversi pi\u00f9 accesi spiegano questo &#8220;fil rouge&#8221; con una propensione all&#8217;illecito connaturata con l&#8217;essere juventino, ma forse perfino in essi, qualche dubbio si muove. Specie quando si scopre che i farmaci in modo disinvolto negli anni &#8217;90 li assumevano tutti, anche in quantit\u00e0\u00a0 maggiore di quelli che giravano nell&#8217;infermeria bianconera, ma solo la Juve e il Toro (di <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2000\/12\/14\/troppi-farmaci-negli-armadietti-processo-penale-per.html\">quest&#8217;ultimo<\/a> pochi si ricordano) furono indagati e processati; oppure quando si scopre che nel 2005 tutti i dirigenti delle maggiori squadre facevano le stesse pressioni e avevano gli stessi rapporti con la classe arbitrale che aveva Moggi, ma solo Moggi \u00e8 stato radiato e solo la Juve retrocessa in B; o ancora quando si riflette sulla puntualit\u00e0\u00a0 con cui le dichiarazioni dei pentiti del Calcioscommesse 2012 hanno selezionato, all&#8217;interno dei partecipanti alle &#8220;partite sospette&#8221;, i giocatori o i tesserati che nel frattempo sono approdati alla Juve. Insomma, se la Juve \u00e8 cos\u00ec superpotente come mai ad uscire con le ossa rotte \u00e8 sempre lei?<br \/>\nMa torniamo al mito: ogni mito ha un suo nucleo iniziale, una sua genesi. Qual \u00e8 il nucleo iniziale del mito della Juve superpotente? Come si \u00e8 formato? C&#8217;\u00e8 certamente una motivazione storica. Un tempo Torino non era marginale come oggi, la FIAT era davvero centrale nella vita pubblica italiana, i media non erano concentrati come oggi a Milano e Roma, la televisione non aveva una pervasivit\u00e0\u00a0 cos\u00ec accentuata nelle nostre vite e nel nostro modo di pensare ed era davvero credibile che la Juventus fosse la squadra pi\u00f9 potente e pi\u00f9 protetta, non dico lo fosse, dico che era credibile lo fosse. Da allora per\u00f2 molta acqua \u00e8 passata sotto i ponti, le cose sono molto cambiate ma il mito \u00e8 sopravvissuto. Per sopravvivere ha avuto certamente bisogno di conferme: come ha potuto averne se abbiamo visto che non sembra avere pi\u00f9 fondamenti concreti da un bel po&#8217; di tempo? La risposta secondo me pu\u00f2 essere riassunta in un paio di episodi che corrispondono poi alle ultime due partite ufficiali che la Juventus ha disputato e che provo a ripercorrere.<br \/>\nA fine Maggio si disputa a Roma la finale di Coppa Italia, diretta dall&#8217;arbitro Brighi. Verso la fine del primo tempo, sul punteggio di 0-0 il giocatore della Juventus Marchisio entra in area pronto a concludere a rete, il giocatore del Napoli Aronica cerca di contrarne il tiro ma travolge l&#8217;avversario: \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9YMD6jboGnI\">il pi\u00f9 evidente dei calci di rigore<\/a>, ma l&#8217;arbitro, tra lo stupore degli juventini, fa proseguire. Ci sono proteste veementi, a nessuno piace essere vittima di una svista arbitrale, ma la partita prosegue. Nel secondo tempo c&#8217;\u00e8 un altro fallo, questa volta nell&#8217;area della Juve, di Bonucci su Lavezzi. Questa volta l&#8217;arbitro concede il rigore al Napoli che vince cos\u00ec la Coppa. Alla fine ci sono polemiche e discussioni ma contenute e senza particolare enfasi, i media applaudono il Napoli vincitore e i tifosi juventini si lamentano s\u00ec del rigore, ma soprattutto di una squadra un po&#8217; sottotono rispetto al rendimento di una stagione per il resto esaltante.<br \/>\nPoco pi\u00f9 di due mesi dopo ci si ritrova, questa volta per la Supercoppa: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FYy9LvhEwHI\">la partita<\/a> \u00e8 ricca di tensione da subito, ci sono molte discussioni per un rigore non concesso alla Juve e per i troppi falli dei napoletani non puniti con sufficiente severit\u00e0\u00a0, secondo gli juventini, dall&#8217;arbitro Mazzoleni. A pochi minuti dalla fine per\u00f2 il difensore del Napoli Fernandes entra completamente fuori tempo su Vucinic in piena area di rigore: per carit\u00e0\u00a0 il terreno \u00e8 appesantito dalla pioggia abbondante e forse Fernandes scivola, ma il difensore travolge l&#8217;avversario, e come lo si guardi \u00e8 rigore, come poi confermato dalla maggior parte degli organi di stampa. I giocatori del Napoli per\u00f2 non accettano la decisione, ci sono proteste furiose contro l&#8217;arbitro e soprattutto l&#8217;arbitro di porta Rizzoli che pare aver confermato il fallo all&#8217;arbitro che era coperto. Poco dopo Pandev, contagiato evidentemente dalla tensione che animava il Napoli, indirizzava ad un assistente di linea l&#8217;epiteto &#8220;Pezzo di m&#8230;&#8221;, come confermato dal labiale immortalato dalle riprese della RAI, venendo ovviamente espulso. Anzich\u00e9 ammettere la fesseria fatta, Pandev giurava di non aver detto nulla, si metteva le mani nei capelli, aumentando ulteriormente la tensione nei suoi compagni di squadra. Negli spogliatoi dir\u00e0\u00a0 prima di aver protestato per un fuorigioco, poi di essersi espresso in macedone. ma nel frattempo sul campo la situazione degenerava. Poco dopo l&#8217;arbitro sorvolava su un contatto sulla linea laterale tra Vidal e Zuniga provocando la reazione sconsiderata del giocatore del Napoli, che travolto nella spirale emotiva in cui il Napoli si era cacciato, pur essendo gi\u00e0\u00a0 ammonito, mollava una calcione a Giovinco obbligando l&#8217;arbitro ad espellerlo. Con il Napoli ridotto assurdamente in nove (e Mazzoleni graziava Britos che era andato a cercarsi anche lui il cartellino rosso) la Juve vinceva la partita, tra le proteste veementi dei partenopei che, fatto senza precedenti in Italia, decidevano di boicottare la premiazione.<br \/>\nNon entro nel merito del singolo episodio che \u00e8 sempre difficile da giudicare e da confrontare ma certo che l&#8217;errore di Brighi nella finale di Coppa Italia era decisamente pi\u00f9 macroscopico di eventuali eccessi di severit\u00e0\u00a0 di Mazzoleni a Pechino. Se rimaniamo a quello che \u00e8 accaduto in campo mi sentirei gi\u00e0\u00a0 molto generoso nei confronti del Napoli a dire che gli errori in favore dell&#8217;una e dell&#8217;altra nelle due partite si sono compensati. Fuori dal campo per\u00f2 quello che \u00e8 successo \u00e8 stato diametralmente opposto, a Roma proteste ferme ma moderate della Juve, nessuna contestazione alla buon fede dell&#8217;arbitro, alla Federazione, nessun riferimento a disegni di potere; a Pechino invece furenti accuse del Napoli a tutto e tutti, all&#8217;arbitro, agli avversari, alla federazione. Che conseguenze ha avuto tutto ci\u00f2? Direi la conseguenza di lasciare che nella memoria delle persone non rimanga traccia del rigore di Roma, ma rimanga una traccia ben marcata e sottolineata delle proteste del Napoli: badate delle proteste pi\u00f9 che degli episodi, perch\u00e9 alla fine le proteste, fondate o meno che siano, colpiscono di pi\u00f9 degli episodi stessi. Tra un anno nessuno si ricorder\u00e0\u00a0 pi\u00f9 che il rigore concesso alla Juve era netto, che Pandev ha davvero insultato un assistente, che Zuniga strameritava la seconda ammonizione, tutti si ricorderanno delle proteste, della contestazione, delle dichiarazioni deliranti di Mazzarri e penseranno che qualche motivo ce l&#8217;avranno pure per protestare. Allo stesso modo gi\u00e0\u00a0 adesso tutti si ricordano ancora del gol di Muntari, e pochi si ricordano che nell&#8217;anno passato i rigori a favore del Milan si sono sprecati mentre quelli per la Juve sono arrivati col contagocce, e tutto questo grazie alla costanza con cui Allegri e Galliani hanno fatto ripassare agli appassionati mille volte l&#8217;episodio, magari con toni pi\u00f9 sfumati di quelli usati dal Napoli, ma con la stessa strategia comunicativa. L&#8217;arbitro Mazzoleni arbitr\u00f2 l&#8217;anno passato la Juve a Parma, nel pieno della lotta per lo scudetto contro il Milan, venendo contestato dai bianconeri, per la mancata concessione di tre rigori reclamati dalla Juve. Esser stato premiato con la direzione di Pechino \u00e8 un segno che quelle contestazioni non hanno avuto conseguenze, mentre \u00e8 probabile che quelle del Napoli di conseguenze ne avranno per il direttore di gara: anche questa differenza non \u00e8 priva di effetti.<br \/>\nIl circo mediatico \u00e8 cos\u00ec: basta sapere imbonire il pubblico con la sufficiente forza e costanza e poi puoi spacciare un asino per cavallo. Andrea Agnelli, a differenza di molti suoi predecessori, sembra esserne conscio e sembra essere conscio che stare alla finestra, rifiutarsi di scendere nell&#8217;arena mediatica in nome di una propria superiorit\u00e0\u00a0, produce solo un progressivo deterioramento dell&#8217;immagine della Societ\u00e0\u00a0 che non \u00e8 esente da ricadute negative sportive e finanziarie. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 il rovescio della medaglia: cercare sempre scuse, trovare sempre un caprio espiatorio ai propri insuccessi come altri sono soliti fare, non aiuta a costruire una mentalit\u00e0\u00a0 vincente. Oggi Agnelli cerca, come altri, di occupare la scena, ma parlare non basta: ci vuole, alle spalle, un esercito di giornalisti-alfieri che sappiano tessere la tela quotidiana dell&#8217;informazione, proponendo un&#8217;immagine al posto di un&#8217;altra, un filmato al posto di un altro, un episodio al posto di un altro. La Juventus non ha nulla di tutto ci\u00f2, anzi deve fare i conti con un sistema mediatico che simpatizza per le sue principali concorrenti (o \u00e8 addirittura di loro propriet\u00e0\u00a0). E poi c&#8217;\u00e8 un problema culturale: il tifoso juventino \u00e8 troppo abituato a guardare in casa propria, a trovare in s\u00e9 \u00e8 non all&#8217;esterno le ragioni di un insuccesso, ad avere, con lessico psicologico, un &#8220;locus of control&#8221; interno; abituato da anni di &#8220;No comment&#8221;, di &#8220;Noi pensiamo a vincere&#8221; dalla Juventus che rispondeva alle direttiva di Gianni Agnelli, \u00e8 un po&#8217; disorientato dalle parole forti a cui spesso la dirigenza attuale fa ricorso. Non sempre quindi un atteggiamento vittimistico trova l&#8217;adesione entusiastica degli juventini.<br \/>\nIn definiva ho l&#8217;impressione che sar\u00e0\u00a0 sempre cos\u00ec, che la Juve continuer\u00e0\u00a0 a vincere proprio grazie a questa sua eterna necessit\u00e0\u00a0 di dimostrare pi\u00f9 degli altri di meritare le vittorie che ottiene, di dover dimostrare pi\u00f9 e prima degli altri correttezza e pulizia, di non potere permettersi furbate e intrallazzi che ad altri sono consentiti, di vincere con la met\u00e0\u00a0 dei rigori degli altri e con l&#8217;allenatore confinato in tribuna e che parallelamente, nonostante tutto, il mito della Juve sempre aiutata e favorita resister\u00e0\u00a0. Resister\u00e0\u00a0 almeno finch\u00e9 l&#8217;Italia sar\u00e0\u00a0 l&#8217;Italia e sbraitare, esibirsi, cooptare giornalisti e mezzi di informazione sar\u00e0\u00a0 l&#8217;unico modo per essere ascoltati, e Torino sar\u00e0\u00a0 Torino e da queste parti sbraitare sar\u00e0\u00a0 considerato, forse a ragione, atteggiamento disturbante e controproducente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la modernit\u00e0\u00a0 ha cancellato il mito, nella sua formulazione originaria, cio\u00e8 come una narrazione sacra investita del compito di spiegare l&#8217;origine del mondo o di alcuni suoi aspetti e caratteristiche, il mito sopravvive nella sua estensione di significato che fa essere mito qualunque rappresentazione indimostrata della realt\u00e0\u00a0 che viene accolta fideisticamente da una comunit\u00e0\u00a0, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,196],"tags":[6,217,1587,522,331,17,2875,2567],"class_list":["post-1437","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-juve","category-litalia-con-gli-occhi-aperti","tag-juventus","tag-marchisio","tag-mito","tag-napoli","tag-pechino","tag-roma","tag-rubentus","tag-vucinic"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1437","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1437"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1437\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1437"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1437"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1437"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}