{"id":1321,"date":"2012-02-04T10:38:22","date_gmt":"2012-02-04T08:38:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1321"},"modified":"2012-02-06T12:02:31","modified_gmt":"2012-02-06T10:02:31","slug":"ameremo-le-breve-abitudini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/02\/04\/ameremo-le-breve-abitudini\/","title":{"rendered":"Ameremo le brevi abitudini?"},"content":{"rendered":"<p>Era il 2002, il Governo Berlusconi andava all&#8217;attacco dell&#8217;articolo 18 e pareva un po&#8217; Don Chisciotte contro i mulini a vento, pareva Don Chisciotte perch\u00e9 era un po&#8217; come se avesse proposto la riforma della Mamma. Una buona parte degli italiani si indignarono (io tra quelli) e la CGIL ci costru\u00ec sopra <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/online\/politica\/manifestazione\/arrivo\/arrivo.html\">una manifestazione colossale<\/a> e un successo mediatico, che le propizi\u00f2 un ritorno di popolarit\u00e0\u00a0 che non aveva eguali dalla fine degli anni &#8217;70. Anche persone insospettabili in quel giorno di Marzo del 2002 si misero in treno, autobus, macchina e andarono a Roma per dire che l&#8217;articolo 18 non si poteva toccare senza sollevare un pandemonio. Era ancora l&#8217;era in cui la sicurezza del posto del lavoro pareva un rifugio sicuro, in cui il modello che premeva ai confini era quello anglo-sassone, fatto di incertezza sul futuro del proprio lavoro e del proprio reddito, di una vita lavorativa nella quale non bastava sparare tutte la cartucce una volta sola ma si doveva lottare ogni giorno e la conquista era solo e soltanto portarsi a casa lo stipendio per il mese corrente. Sono passati 10 anni, dieci anni che sono passati come uno tsunami sulla nostra societ\u00e0\u00a0. Oggi il modello che preme ai confini non \u00e8 pi\u00f9 quello anglo-sassone ma \u00e8 quello cinese che spaventa ben pi\u00f9 di quanto spaventava allora quello anglo-sassone e gli effetti che questo sta avendo sul nostro modo di pensare sono insospettabili. Quando la Fornero, poche settimane fa, ha iniziato a avanzare dubbi sull&#8217;articolo 18 quello che \u00e8 successo non assomiglia affatto a quanto successe nel 2002, ci sono stati dei no, certo, ma anche molti &#8220;parliamone&#8221; e la proposta sul contratto unico ha trovato molti, se non moltissimi, &#8220;si pu\u00f2 fare&#8221;. Ci sono molte persone che hanno sempre votato a sinistra nelle quali trovo oggi sguardi possibilisti, rassegnati o addirittura accondiscendenti, nessuna indignazione e tutto sommato pochi rimpianti per il passato.<br \/>\nHo come l&#8217;impressione che questa crisi ci abbia un po&#8217; cambiati: il mito del posto fisso era forse il prodotto di un mondo nel quale le aziende vivevano a lungo, erano una fortezza inespugnabile e noi, una volta protetti dalle mura della fortezza chiamata azienda, potevamo costruire il nostro futuro: comprare casa, fare figli, sapendo che ogni 27 del mese avremmo, di l\u00ec in avanti, potuto contare su una mano. Forse avevamo il dubbio che ci fossero altri modelli pi\u00f9 efficienti ma ci piacevano poco. La vita senza posto fisso pareva troppo incerta, una vita nella quale non si potevano fare piani per il futuro e in effetti l&#8217;avvento del lavoro precario ha confermato questa idea: milioni di giovani che passano da un lavoro precario all&#8217;altro con stipendi bassi, motivazioni basse e in fondo al cuore solo la speranza di raggiungere un giorno la beatitudine del lavoro a tempo indeterminato.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/cambiare.jpg\" title=\"Cambiamento\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/cambiare.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"Cambiamento\" width=\"250\" \/><\/a>La crisi ci ha fatto scoprire che le aziende non sempre durano cos\u00ec a lungo, anzi possono crollare da un giorno all&#8217;altro e allora del posto fisso ce ne facciamo ben poco. Conseguentemente molti tra coloro i quali tendono a guardare avanti anzich\u00e9 indietro cominciano a chiedersi seriamente se non sia meglio avere un mercato del lavoro pi\u00f9 aperto che permetta a chi \u00e8 rimasto senza lavoro di trovarne un altro in tempi non biblici, magari con uno Stato che si occupi di aiutare, in modo pi\u00f9 efficace di quanto non faccia oggi, chi \u00e8 rimasto senza lavoro a trovare altre possibilit\u00e0\u00a0. C&#8217;\u00e8 per la verit\u00e0\u00a0 chi sostiene che poter licenziare significa anche migliorare la produttivit\u00e0\u00a0 complessiva ma in realt\u00e0\u00a0, <a href=\"http:\/\/www.puntoincontro.org\/Animazione\/Incontri2002\/02-Ichino1.htm\">a quanto sostiene Ichino<\/a> (che non \u00e8 certo un appassionato del posto fisso), i dati economici non danno una sicura correlazione da questo punto di vista, anche se molti lo considerano una sorta di dogma. Ho l&#8217;impressione che, da questo punto di vista, il problema sia che vi sono fattori diversi a favore o contro la maggior produttivit\u00e0\u00a0 di un mercato del lavoro flessibile che si accavallanno con diversi rapporti di forze in diverse realt\u00e0\u00a0 culturali. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che la licenziabilit\u00e0\u00a0 sortisca l&#8217;effetto di un maggior turnover e che questo forse, nel lungo periodo, rinnovi costantemente le motivazioni, a fronte di un cambio frequente di lavoro. Quando Monti dice che <a href=\"http:\/\/www.agi.it\/politica\/notizie\/201202021210-pol-rt10084-lavoro_posto_fiso_una_noia_monti_fa_infuriare_tutti\">il posto fisso \u00e8 noioso<\/a> fa un&#8217;affermazione discutibile dal punto di vista dell&#8217;impatto emotivo, ma vera nella sostanza: vorrei trovare qualcuno che mi dice che \u00e8 divertente fare per quarant&#8217;anni lo stesso lavoro. Siccome poi al piacere del lavoro si accompagna la motivazione e quindi la produttivit\u00e0\u00a0, \u00e8 ipotizzabile che la produttivit\u00e0\u00a0 stessa subisca una certa flessione nel tempo ed \u00e8 ipotizzabile che cambiare spesso lavoro tenga pi\u00f9 alta la produttivit\u00e0\u00a0 media di un lavoratore. Il rovescio della medaglia \u00e8 per\u00f2 la perdita di qualunque senso di appartenza aziendale, almeno per come noi siamo abituati a concepirlo, vedere il lavoro solo come un modo per portare a casa lo stipendio (almeno finch\u00e9 dura) e perdere ogni motivazione intrinseca a contribuire al successo dell&#8217;azienda. Da questo punto di vista per\u00f2 non vorrei commettere l&#8217;errore di giudicare con le nostre attuali griglie di valutazione culturale: quando senti le convention di aziende americane in cui i dipendenti applaudono esaltati, non devi pensare che siano dipendenti a tempo indeterminato che staranno in azienda fino alla pensione, sono persone che magari il giorno dopo verrano cacciate ma che in quel momento sono contente di lavorare in quell&#8217;azienda esattamente come l&#8217;anno prossimo si divertiranno a lavorare in un&#8217;altra azienda. <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/nietzsche-warhol.gif\" title=\"Nietzsche secondo Warhol\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/nietzsche-warhol.gif\" class=\"floatright\" alt=\"nietzsche-warhol.gif\" width=\"250\" \/><\/a>Se questo \u00e8 il cambiamento culturale a cui andiamo incontro anche noi, ovvero al fatto che lavorare per un&#8217;azienda significa legarsi provvisoriamente e non per la vita, che perdere il lavoro sia un evento fisiologico e non un sopruso, probabilmente la difesa del posto fisso smetter\u00e0\u00a0 di essere una posizione di sinistra e magari a sinistra, come negli Stati Uniti, ci staranno semplicemente quelli che difendono pi\u00f9 che il lavoro il lavoratore, ovvero che reclamano copertura sociale per chi rimane senza lavoro sia in termini di mezzi di sussistenza, sia in termini di aggiornamento formativo, sia in termini di sostegno al rientro.<br \/>\nOvviamente questa rivoluzione culturale in campo lavorativo si accompagner\u00e0\u00a0 ad un cambio anche in altri aspetti della nostra vita: senza un reddito fisso \u00e8 molto pi\u00f9 difficile comprare casa, ci si accontenter\u00e0\u00a0 di abitare in affitto, magari traslocando spesso a seconda del posto di lavoro, magari questo si accompagner\u00e0\u00a0 ad una maggiore mobilit\u00e0\u00a0 geografica. Mi viene in mente che Nietzsche diceva: &#8220;<a href=\"http:\/\/it.wikiquote.org\/wiki\/Friedrich_Nietzsche#La_gaia_scienza\">Amo le brevi abitudini<\/a>&#8220;; anche noi diventeremo amanti delle brevi abitudini? Forse s\u00ec e devo dire che la prospettiva mi spaventa un po&#8217;, ma ho l&#8217;impressione che sia proprio dove stiamo andando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 2002, il Governo Berlusconi andava all&#8217;attacco dell&#8217;articolo 18 e pareva un po&#8217; Don Chisciotte contro i mulini a vento, pareva Don Chisciotte perch\u00e9 era un po&#8217; come se avesse proposto la riforma della Mamma. 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