{"id":1279,"date":"2011-11-25T19:03:32","date_gmt":"2011-11-25T17:03:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1279"},"modified":"2011-12-05T18:17:57","modified_gmt":"2011-12-05T16:17:57","slug":"redistribuire-o-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2011\/11\/25\/redistribuire-o-no\/","title":{"rendered":"Redistribuire o no?"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0px; text-indent: 0px\">E&#8217; abbastanza comune nei momenti di crisi che ci sia qualcuno che mette la propria bandierina sul quadro economico per spiegarlo a proprio uso e consumo delle proprie convinzioni.<br \/>\nDa noi l&#8217;ha certamente fatto in una <a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2011\/novembre\/02\/Troppe_disuguaglianze_finanza_non_oscuri_co_8_111102025.shtml\">recente intervista<\/a> al Corriere della Sera Guido Rossi, personaggio che, quando non si fa nominare Commissario di federazioni sportive per <a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2011\/07\/08\/aigner-rossi-scudetto-inter\/\">attribuire scudetti alla sua squadra del cuore<\/a>,\u00c2\u00a0 \u00e8 uno stimato&#8230; non so bene cosa, visto che <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guido_Rossi\">ha fatto un po&#8217; di tutto<\/a>. Nell&#8217;intervista al Corriere, Rossi espone la sua teoria secondo la quale l&#8217;origine della crisi stia nella crescente diseguaglianza creatasi all&#8217;interno delle societ\u00e0\u00a0 paesi occidentali negli anni &#8217;90 e all&#8217;inizio del nuovo secolo, che ha portato l&#8217;economia al collasso. Onestamente l&#8217;intervista mi pare molto frammentaria e Rossi sembra pi\u00f9 pronunciare delle formule che seguire un discorso logico ma questo ovviamente non esclude che possa avere ragione. Certamente la sua intervista ha suscitato reazioni contrastate nella blogosfera: <a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2011\/11\/02\/da-dove-parte-la-crisi\/\">Gilioli<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ciwati.it\/2011\/11\/02\/1071\/\">Civati<\/a> l&#8217;hanno portato ad esempio, Sandro Brusco su Noisefromamerika <a href=\"http:\/\/www.noisefromamerika.org\/index.php\/articles\/Cattivi_maestri._Con_una_domanda_a_Gilioli_e_Civati#body\">l&#8217;ha stroncato senza piet\u00e0\u00a0<\/a> criticando tra l&#8217;altro proprio i sopracitati apologeti.<br \/>\nCambiando radicalmente sponda, <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/limes\/il-ritorno-di-reagan\/29296?printpage=undefined\">leggo<\/a> che il Tea Party, che sta rastrellando ampi consensi negli Stati Uniti, sostiene invece l&#8217;esatto contrario, ovvero che \u00e8 stata la farraginosit\u00e0\u00a0 dello Stato a determinare la crisi e se il reaganismo avesse completato il suo smantellamento della struttura statale oggi l&#8217;America sarebbe ancora la grande potenza che fu.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/paperino_paperone.jpeg\" title=\"Premiare o redistribuire?\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/paperino_paperone.jpeg\" class=\"floatright\" alt=\"paperino_paperone.jpeg\" width=\"300\" \/><\/a>Chi ha ragione e chi torto? Non ho elementi sufficienti per rispondere a questa domanda con certezze e forse in effetti non ve ne sono, per cui non mi addentro in analisi economiche che d&#8217;altra parte non saprei svolgere, ma mi accontento di manifestare la franca impressione che la causa della crisi, come di tante altre  crisi, a partire da <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bolla_dei_tulipani\">quella settecentesca dei bulbi dei tulipani<\/a>, sia stato l&#8217;uso disinvolto di  crediti e debiti e non tanto la redistribuzione o la presenza dello Stato nell&#8217;economia. Semmai la mia impressione \u00e8 che la disparit\u00e0\u00a0 sociale  renda pi\u00f9 aspra la crisi dal punto di vista psicologico proprio perch\u00e9  trasmette l&#8217;impressione che a pagare sia solo chi ha di meno. Quando io  ho uno stipendio fisso, per quanto modesto, e delle certezze sul futuro,  accetto pi\u00f9 benevolmente che qualcuno guadagni cento volte tanto. Quando  vengo licenziato e vedo i dirigenti dell&#8217;azienda che mi ha licenziato  continuare a vivere nello sfarzo magari mi irrito un po&#8217;. In effetti il paradosso del motto  berlusconiano &#8220;I ristoranti sono pieni&#8221; \u00e8 che, lungi dall&#8217;essere  consolatoria, la formula \u00e8 ulteriormente beffarda nei confronti di chi  al ristorante non ci \u00e8 mai andato.<br \/>\nPreso per buono che l&#8217;attribuzione della crisi ad un deficit redistributivo sia strumentale, non si pu\u00f2 negare che la redistribuzione sia un fattore che incide profondamente nell&#8217;economia di una societ\u00e0\u00a0. I meccanismi redistributivi sono un volano per il funzionamento del cosiddetto &#8220;ascensore sociale&#8221;, cio\u00e8 la possibilit\u00e0\u00a0 per chi nasce poco abbiente di ascendere fino ai pi\u00f9 alti gradi della gerarchia sociale. L&#8217;efficienza dell&#8217;ascensore sociale assicura produttivit\u00e0\u00a0 e competitivit\u00e0\u00a0 ad un paese, senza contare che un paese a ricchezza diffusa ha un mercato di consumi diffusi e questo non pu\u00f2 che favorire la domanda interna e quindi, secondo una formula abusata, &#8220;far girare l&#8217;economia&#8221;. Allo stesso tempo per\u00f2 un&#8217;eccessiva redistribuzione appiattisce il quadro sociale, svilisce i meccanismi di meritocrazia e di competitivit\u00e0\u00a0 che si traducono in efficienza economica. Dove sta quindi l&#8217;equilibrio ottimale tra queste opposte tendenze? Prima di tutto sta in un punto che si sposta nel tempo, perch\u00e9 il contesto culturale determina quanto peso abbiano i fattori sopra descritti e quando quindi gli effetti contrari si compensano. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 soprattutto un elemento soggettivo, perch\u00e9 ai meccanismi di valutazione economica sovrapponiamo delle valutazioni etiche personali. C&#8217;\u00e8 quindi chi preferisce una societ\u00e0\u00a0 in cui ognuno viene premiato secondo i suoi meriti e c&#8217;\u00e8 chi preferisce una societ\u00e0\u00a0 nella quale nessuno viene lasciato indietro: in definitiva siamo disposti quindi a vivere in una societ\u00e0\u00a0 un po&#8217; meno efficiente dal punto di vista economico ma che appaghi un po&#8217; di pi\u00f9 il nostro modello etico. Oltre a questi elementi non dimenticherei infine che anche i nostri modelli etici sono a loro volta mutevoli, sulla base degli sviluppi storici, economici e culturali, e questo rende ulteriormente instabile e fluttuante il punto di equilibrio di cui sopra. E&#8217; un equilibrio talmente instabile e fluttuante che la societ\u00e0\u00a0 non riesce a tenergli dietro e oscilla intorno ad esso creando crisi, scompensi e insoddisfazione. Temo in definitiva che dovremo metterci tutti il cuore in pace: non esiste una facile ricetta per evitare le crisi e chi crede di averla trovata probabilmente ci sta prendendo per il naso, solleticando le nostre aspirazioni e i nostri sogni. Anche a me piacerebbe che un economista mi dimostrasse che il modello di societ\u00e0\u00a0 che pi\u00f9 appaga le mie preferenze etiche ed estetiche sia anche quello che funziona meglio, cos\u00ec come vorrei che i cibi che preferisco fossero anche quelli che sono pi\u00f9 giovevoli alla mia salute, ma mi aspetto che non sia cos\u00ec.<br \/>\nTutto questo non significa che ci dobbiamo rassegnare al periodico disastro, ma che contro la crisi \u00e8 preferibile adottare un approccio meramente scientifico nel cercare di prevedere asetticamente (per quanto ci\u00f2 sia possibile) le conseguenze delle nostre politiche e, solo una volta delineati gli scenari, fare scelte sulla base delle nostre preferenze valoriali. Se cerchiamo di far dire all&#8217;economia quello che ci piacerebbe dicesse, perdiamo solo tempo. Dall&#8217;esplosione della crisi non faccio dall&#8217;esplosione della crisi che cercare di ricordare chi fosse quell&#8217;economista al quale, verso la met\u00e0\u00a0 degli anni &#8217;90, in pieno clintonismo, sentii dire che gli Stati Uniti avevano un debito privato superiore all&#8217;intero debito del terzo mondo e che questo era un elemento di debolezza che rischiava prima o poi di far esplodere l&#8217;economia del mondo occidentale. Se qualcuno in pi\u00f9 l&#8217;avesse ascoltato, anzich\u00e9 rincorrere neoliberismi o neokeynesianismi, forse oggi staremmo tutti un po&#8217; meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; abbastanza comune nei momenti di crisi che ci sia qualcuno che mette la propria bandierina sul quadro economico per spiegarlo a proprio uso e consumo delle proprie convinzioni. 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