{"id":1252,"date":"2011-11-29T21:20:56","date_gmt":"2011-11-29T19:20:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1252"},"modified":"2011-12-05T18:22:17","modified_gmt":"2011-12-05T16:22:17","slug":"leuropa-mandarina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2011\/11\/29\/leuropa-mandarina\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa mandarina"},"content":{"rendered":"<p>Se nelle nostre esistenze c&#8217;\u00e8 uno strumento di cui si parla poco \u00e8 quello che usiamo in assoluto di pi\u00f9, ovvero il linguaggio. Ognuno di noi passa le sue giornate a parlare di auto, televisioni, computer, anche Governo, magistratura e perfino riforma elettorale ben di pi\u00f9 che di lingua, eppure la lingua \u00e8 ci\u00f2 che ci permette di parlare di tutti gli altri argomenti sopra citati. Poco spazio \u00e8 parimenti dato dai mezzi di comunicazione ai problemi connessi alla lingua, il suo uso, l&#8217;evoluzione delle lingue, la scelta di una lingua piuttosto che un&#8217;altra. Proprio in quanto strumento cos\u00ec direttamente connesso alla nostra esistenza tendiamo a darlo per scontato e preoccuparci di qualunque altra cosa prima che della lingua. Ho del resto l&#8217;impressione che sia proprio il frequentare la lingua cos\u00ec di rado in termini problematici a farci dimenticare della sua importanza sociale in una sorta di circolo vizioso logico.<br \/>\nEppure i problemi che la lingua solleva sono spesso devastanti. Pensate al Belgio, un paese minuscolo caratterizzato dall&#8217;essere diviso tra da due gruppi etnici che si guardano in cagnesco, eppure vivono insieme da secoli: che cosa li divide allora cos\u00ec pronfondamente se non la lingua? D&#8217;accordo, ci sarebbe anche la confessione religiosa, ma nell&#8217;Europa contemporanea cos\u00ec laicizzata ho l&#8217;impressione che le divisioni religiose siano davvero labili. Ho trovato interessante due dati: l&#8217;uno il numero di matrimoni misti tra valloni e fiamminghi (<a href=\"http:\/\/soc.kuleuven.be\/pol\/docs\/0611-WEP29%285%29-BM.pdf\">sotto al 10% del totale<\/a>) e l&#8217;altro il numero di matrimoni misti tra belgi e stranieri (<a href=\"http:\/\/islamineurope.blogspot.com\/2010\/06\/belgium-17-of-weddings-are-mixed.html\">che hanno raggiunto il 17%<\/a>). Sto probabilmente confrontando patate con carote perch\u00e9 non \u00e8 chiaro quali siano i criteri con cui le due statistiche sono state calcolate ma l&#8217;impressione che la barriera etnica (che nell&#8217;immaginario collettivo sembra un baluardo inespugnabile) sia meno solida della barriera linguistica \u00e8 abbastanza forte.<br \/>\nOggi che la crisi induce molti a chiedere un&#8217;accelerazione del processo di integrazione europea alcuni (ma sempre pochi) si accorgono che la lingua potrebbe essere un ostacolo a tale processo. Eh gi\u00e0\u00a0, perch\u00e9 un governo europeo non pu\u00f2 essere forte senza una legittimazione democratica e questa dovrebbe passare al vaglio degli elettori di tutta l&#8217;Unione: ma come faccio a fidarmi, ad apprezzare e quindi votare per un certo Van Rompuy se parla una lingua che nemmeno tutti i belgi conoscono, come il fiammingo? E&#8217; allora evidente che un processo di unificazione dell&#8217;Europa difficilmente pu\u00f2 prescindere dall&#8217;esistenza di una lingua comune europea. Per molti la soluzione c&#8217;\u00e8 gi\u00e0\u00a0: si tratta dell l&#8217;inglese che moltissimi hanno studiato a scuola e che molti parlano gi\u00e0\u00a0 per lavoro, o utilizzano comunque durante viaggi e scambi internazionali. Potrebbe essere anche un&#8217;ottima idea se l&#8217;inglese non fosse gi\u00e0\u00a0 la lingua ufficiale in un paio dei paesi dell&#8217;Unione. Come potrebbero un italiano o un lituano competere ad armi pari con un inglese o un irlandese in una societ\u00e0\u00a0 in cui la lingua ufficiale sia l&#8217;idioma di Shakespeare? Per contro ogni proposta di una lingua comune neutrale (Esperanto, Latino o una lingua creata ex-novo per dare un po&#8217; di lavoro ad un equipe di consulenti) naufraga contro l&#8217;obiezione &#8220;Ma come? Centinaia di milioni di persone dovrebbero imparare una lingua nuova? Impossibile!&#8221;. E&#8217; inutile ricordare all&#8217;interlocutore che \u00e8 proprio quanto successe in Italia quando si decise che l&#8217;italiano doveva diventare la lingua nazionale (e allora non c&#8217;era Internet): non c&#8217;\u00e8 verso di smuoverlo. E allora, baloccandosi su questa incertezza, su questi scenari diversi ma tutti considerati impraticabili, l&#8217;Europa continua a rimandare ogni tentativo di soluzione del problema linguistico e quindi, contemporaneamente, di soluzione del problema politico.<br \/>\nChi come il sottoscritto, data la sua lunga militanza nel movimento esperantista, si \u00e8 trovato spesso a parlare di &#8220;lingua di scambio&#8221;, non pu\u00f2 per\u00f2 non aver notato come lo status dell&#8217;inglese come lingua di scambio sia erroneamente percepito dai pi\u00f9 come un elemento immutabile. Essere nati e cresciuti in un&#8217;epoca storica  caratterizzata dalla posizione di dominio di potenze anglofone, prima il Regno Unito, e poi gli Stati Uniti, ci porta a pensare che sia ovvio che quando un italiano e uno spagnolo si incontrano parlino in inglese. La realt\u00e0\u00a0 \u00e8 invece che si tratta in realt\u00e0\u00a0 di un fenomeno transitorio e infatti sembrerebbe che il dominio dell&#8217;inglese cominci a scricchiolare: almeno a giudicare da <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli-e-cultura\/2011\/10\/19\/news\/boom_mandarino-23469210\/\">un articolo<\/a> uscito qualche tempo fa su Repubblica nel quale si prefigura un futuro molto vicino (2015) nel quale la lingua pi\u00f9 nel mondo studiata cesser\u00e0\u00a0 di essere l&#8217;inglese a beneficio del cinese mandarino. Diffido degli articoli su Repubblica in cui si disegnano scenari imprevedibili, quasi sempre ottenuti manipolando acrobaticamente i numeri. Se per\u00f2 non sar\u00e0\u00a0 il 2015 sar\u00e0\u00a0 magari il 2020, ma la potenza economica della Cina rende assolutamente realistico che tra non molti anni il cinese sorpassi l&#8217;inglese come lingua oggetto di studio.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andrecarrilho.com\/\" title=\"Carrilho: Europe-China.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/carrilho-europe-china.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"carrilho-europe-china.jpg\" width=\"300\" \/><\/a>Preso atto di ci\u00f2 mi viene da disegnare uno scenario paradossale ma che sembra l&#8217;unico che permetta di trovare una quadra. Se infatti nell&#8217;Europa del futuro fosse il cinese e non pi\u00f9 l&#8217;inglese la lingua pi\u00f9 diffusamente studiata e conosciuta, la lingua di scambio e la lingua degli affari, ci ritroveremmo tra le mani una lingua del tutto neutrale che potrebbe tranquillamente, quella s\u00ec, essere adottata come lingua dell&#8217;Unione Europea senza avvantaggiare nessuno, senza creare figli e figliastri. Sarebbe certo divertente vedere Merkel, Sarkozy e Monti disquisire di Eurobond nella lingua mandarina o scambiarsi pizzini scrivendoci sopra ideogrammi, sarebbe ancor pi\u00f9 buffo trovarci a chiacchierare con uno spagnolo o con un portoghese usando quella bizzarra lingua che fino a pochi anni fa ci sembrava una cantilena per bambini, fatta di un sacco di vocali per noi indistinguibili, sarebbe paradossale ma forse potrebbe essere l&#8217;unica soluzione. Sarebbe s\u00ec amaramente divertente, ma sarebbe anche una terribile nemesi storica per l&#8217;indolenza che l&#8217;Europa dimostra nell&#8217;affrontare il proprio futuro in questo ed in altri campi, e sarebbe anche simbolico della subalternit\u00e0\u00a0 a cui l&#8217;Europa, con questo atteggiamento, si sta inesorabilmente votando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se nelle nostre esistenze c&#8217;\u00e8 uno strumento di cui si parla poco \u00e8 quello che usiamo in assoluto di pi\u00f9, ovvero il linguaggio. 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