{"id":1199,"date":"2012-03-08T08:09:50","date_gmt":"2012-03-08T06:09:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1199"},"modified":"2012-03-10T20:39:44","modified_gmt":"2012-03-10T18:39:44","slug":"little-engine-that-couldnt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2012\/03\/08\/little-engine-that-couldnt\/","title":{"rendered":"Little engine that couldn&#8217;t"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/thelittleengine.JPG\" title=\"thelittleengine.JPG\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/thelittleengine.JPG\" class=\"floatright\" alt=\"thelittleengine.JPG\" \/><\/a>Il Wall Street Journal qualche mese fa, per commentare la curiosa vicenda italiana del movimento NOTAV, <a href=\"http:\/\/online.wsj.com\/article\/SB10001424053111903341404576482101999522640.html\">citava<\/a> un riferimento classico della cultura americana, il trenino della storia &#8220;<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_Little_Engine_That_Could\">The little engine that could<\/a>&#8220;, volgendo il titolo in negativo per parlare della realt\u00e0\u00a0 italiana. Il trenino era in quella storia il simbolo della frontiera, del mito americano di progresso e di modernit\u00e0\u00a0 in grado di vincere ogni ostacolo e ogni sfida, realizzando anche le imprese pi\u00f9 impossibili. E&#8217; significativo che per rappresentare il paradosso italiano per il quale in tempo di crisi globale, mentre altrove si manifesta per il posto di lavoro, la pensione, il pane, in Italia si manifesta contro una linea ferroviaria, il WSJ tiri in ballo quest&#8217;immagine, anche se poi l&#8217;articolo parla d&#8217;altro. E&#8217; significativo perch\u00e9 la vertenza NOTAV tira in ballo proprio il difficile rapporto che il nostro paese continua ad avere con la modernit\u00e0\u00a0 e con il modello di sviluppo che la modernit\u00e0\u00a0 porta con s\u00e9. Difficile rapporto di cui il nimbismo, innegabilmente diffuso in Italia, \u00e8 solo uno degli aspetti: gli altri sono i costi gonfiati, le scelte discutibili in termini di priorit\u00e0\u00a0 delle opere, la scarsa propensione sia della politica che delle comunit\u00e0\u00a0 locali alle consultazioni popolari. Il risultato di questa serie di fattori \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0\u00a0 di trovare una soluzione negoziale, sulla base della quale sviluppare un progetto, e la propensione invece allo scontro pi\u00f9 o meno violento.<br \/>\nNon ripercorro quanto <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/?p=1153\">gi\u00e0\u00a0 scritto<\/a> sul movimento NOTAV, ma mi limito a constatare come attualmente la protesta si trovi in sostanza in un vicolo cieco: da una parte c&#8217;\u00e8 una maggioranza schiacciante delle forze politiche che \u00e8 favorevole all&#8217;opera, dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 un movimento che si batte contro la stessa, ma sembra poco interessato a qualunque tipologia di conta democratica dei favorevoli e contrari. In questo scenario non c&#8217;\u00e8 nessuna soluzione democratica all&#8217;orizzonte e in scenari non democratici difficilmente viene dato ragione a chi protesta. Per questo forse nel modo in cui in Italia si approcciano le controversie tra grandi opere e comunit\u00e0\u00a0 sociali c&#8217;\u00e8 qualcosa di radicalmente sbagliato nelle premesse.<br \/>\nProver\u00f2 allora a guardare altrove. In Svizzera ad esempio c&#8217;\u00e8 un progetto nazionale che si chiama <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/AlpTransit\">AlpTransit<\/a>: \u00e8 un progetto nato all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 allo scopo di realizzare una rete ferroviaria ad alta velocit\u00e0\u00a0 attraverso la Confederazione. Per prima cosa gli svizzeri pensarono bene di sottoporre l&#8217;iniziativa a referendum, giusto per evitare che qualcuno poi dicesse: <em>&#8220;l&#8217;alta velocit\u00e0\u00a0 ferroviaria \u00e8 una stupidaggine, \u00e8 superata&#8221;<\/em> o altro. Successivamente un ulteriore referendum port\u00f2 all&#8217;introduzione nella Costituzione dell&#8217;obiettivo di massimizzare il trasporto su rotaia, anche qui per evitare che si potesse dire poi che <em>&#8220;Tanto poi la rotaia non la si usa lo stesso&#8221;<\/em>. Infine, sempre tramite referendum, gli svizzeri decisero di introdurre una tassa sul traffico pesante per finanziare l&#8217;opera, anche qui per evitare che poi ci si chiedesse: &#8220;<em>Ma dove li tireremo fuori tutti &#8216;sti soldi?&#8221;<\/em>. Partiti da queste premesse gli svizzeri hanno proceduto speditamente verso la realizzazione del progetto che vent&#8217;anni dopo \u00e8 stato in buona parte realizzato e sar\u00e0\u00a0 ultimato entro quattro-cinque anni. Magari hanno fatto una stupidaggine, magari non servir\u00e0\u00a0 a nulla tutta questa rete, magari in futuro, come prefigura qualcuno, non si viagger\u00e0\u00a0 pi\u00f9 ma viaggeranno solo i nostri dati, ma almeno gli svizzeri hanno portato a termine in tempi rapidi e certi un progetto e, cosa che non guasta, hanno anche fatto in modo, tramite leve fiscali e politiche, che l&#8217;opera non nasca cattedrale nel deserto, ma nasca in un contesto che la richiede, come oggi \u00e8 certamente la linea del Gottardo, sulla quale il traffico merci \u00e8 in crescita costante. Da noi invece per prima cosa si progetta l&#8217;opera e si aprono i cantieri, poi, forse ci si chiede se serve davvero e come fare per sfruttarne l&#8217;eventuale ricaduta. Non parliamo poi del fatto che, come anche nel caso della TAV, spesso i ridimensionamenti legati a scarsit\u00e0\u00a0 di fondi o a proteste delle comunit\u00e0\u00a0, portano a rendere ancora pi\u00f9 limitati i benefici.<br \/>\nChe fare allora? Magari proviamo a vedere quel che fanno in Francia dove esiste l&#8217;istituto del <a href=\"http:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/D%C3%A9bat_public\">Debat Public<\/a>, che prevede una Commissione deputata a risolvere le controversie determinate dalla realizzazione di progetti, pubblici o privati, esaminandone pro e contro dall&#8217;alto di un ruolo terzo tra ente proponente e collettivit\u00e0\u00a0. L&#8217;esperienza ha avuto <a href=\"http:\/\/www.energiaspiegata.it\/component\/content\/article\/35-interviste\/804-debat-public-recuperare-la-dimensione-sociale-dei-progetti\">un discreto successo<\/a> oltralpe e c&#8217;\u00e8 chi pensa di introdurla in Italia: il governo Monti infatti pare abbia allo studio <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/03\/04\/cambia-legge-materia-lavori-pubblici-sara-introdotta-democrazia-partecipativa\/195429\/\">una soluzione simile<\/a>. Ci riusciranno? Riuscir\u00e0\u00a0 quest&#8217;istituto importato in Italia a ricondurre il dibattito sulle opere ad un modello in linea con processi democratici e partecipativi? Ma soprattutto riuscir\u00e0\u00a0 questo a ricomporre il conflitto insanabile tra i cittadini di questo paese e un progetto condiviso di futuro che sembra cos\u00ec difficile da costruire insieme? E magari riusciremo magari in futuro ad evitare che si spendano 2 miliardi per <a href=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-admin\/E%20magari%20riusciremo%20magari%20in%20futuro%20ad%20evitare%20che%20si%20spendano%202%20miliardi%20per%20un%20autostrada%20che%20fa%20risparmiare%205%20minuti?\">un autostrada che fa risparmiare 5 minuti<\/a>? Vedremo, ma certamente \u00e8 l&#8217;ultima chiamata per un paese in cui si parla spesso di futuro, di terzo millennio, del mondo come lo vedranno i nostri figli, ma che sembra ben poco interessato a costruirlo e morbosamente affezionato al mondo che videro i nostri nonni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Wall Street Journal qualche mese fa, per commentare la curiosa vicenda italiana del movimento NOTAV, citava un riferimento classico della cultura americana, il trenino della storia &#8220;The little engine that could&#8220;, volgendo il titolo in negativo per parlare della realt\u00e0\u00a0 italiana. 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