{"id":1008,"date":"2010-12-17T21:52:56","date_gmt":"2010-12-17T19:52:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ejoujo.eu\/ilcoloredelgrano\/?p=1008"},"modified":"2010-12-17T20:28:16","modified_gmt":"2010-12-17T18:28:16","slug":"esportare-la-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcoloredelgrano.eu\/index.php\/2010\/12\/17\/esportare-la-democrazia\/","title":{"rendered":"Esportare la democrazia"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ultimo quindicennio l&#8217;idea dell&#8217;esportare la democrazia \u00e8 stata molto ricorrente nel dibattito sulla politica internazionale. Gli uni lo consideravano un necessario sforzo civilizzatore per pacificare il mondo, gli altri una versione di facciata del solito vecchio imperialismo. Tra i primi non si contavano solo movimenti vicini ai partiti conservatori ma anche ampia parte del mondo progressista ader\u00ec a questo slogan anche perch\u00e9, ancor prima dell&#8217;Afghanistan il primo esempio di esportazione della democrazia non si pu\u00f2 che collocare nelle guerre civili della ex-Jugoslavia. Gi\u00e0\u00a0 li l&#8217;occidente non si accontent\u00f2 di pacificare ma si preoccup\u00f2 di mettere le premesse per un&#8217;evoluzione democratica dei neonati paesi.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:VOA_CHINESE_liuxiaobo.jpg\" title=\"liuxiaobo.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ilcoloredelgrano.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/liuxiaobo.jpg\" class=\"floatright\" alt=\"liuxiaobo.jpg\" width=\"200\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 sempre il problema per\u00f2 che lo cultura democratica \u00e8 una pianta che cresce molto lentamente e spesso viene estirpata, per dolo o per incuria, ben prima che inizi a dare i suoi frutti. E allora senza l&#8217;evoluzione culturale di un paese il tentativo di esportare la democraziasi si risolve in un fallimento. Ci sono vari segni di questo fallimento, uno sicuramente molto significativo si \u00e8 avuto in occasione della cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la pace al prigioniero politico cinese Liu Xiaobo. I paesi che hanno aderito al boicottaggio propugnato dalla Cina e sostenuto con pesanti pressioni sono stati tutto sommato pochi, ma tra questi <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/esteri\/10_dicembre_10\/xiaobo-nobel-pace-oslo%C3%B9_0e0ce834-0429-11e0-b06d-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano\">ci sono<\/a> i due principali destinatari delle &#8220;attenzioni democratiche&#8221;: Iraq e Afghanistan, questo a dispetto di quanto democratici vogliamo far apparire i rispettivi governi. Per di pi\u00f9 la Serbia, altro paese oggetto delle preoccupazioni democratiche dell&#8217;occidente, era tra quelli e se ne \u00e8 sfilata solo all&#8217;ultimo momento quando da Bruxelles le hanno fatto sapere che si stava giocando le ultime speranze di entrare nell&#8217;UE.<br \/>\nNon incolpiamo di tutto ci\u00f2 i rispettivi governi ma chiediamoci piuttosto quanti voti hanno perso quei governi per aver aderito all&#8217;appello cinese, che aveva sicuramente delle contropartite economiche interessanti, e chiedendocelo e rispondendoci che probabilmente ne hanno persi pochini, ci rendiamo conto che solo un&#8217;opinione pubblica che si riconosce nei valori democratici pu\u00f2 produrre la democrazia e nessun esercito al mondo potr\u00e0\u00a0 mai inculcare dei valori ad un popolo che ne abbia di diversi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ultimo quindicennio l&#8217;idea dell&#8217;esportare la democrazia \u00e8 stata molto ricorrente nel dibattito sulla politica internazionale. 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